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«A Venafro assistenza professionale, altrove storie tristi nelle case di riposo»

«A Venafro assistenza professionale, altrove storie tristi nelle case di riposo»

Oreste Florenzano è il capo dell’azienda pubblica più grande del Molise. L’azienda a cui il gestore di un residence per anziani – struttura privata – ha fatto sapere, dopo l’esito positivo dei tamponi eseguiti su ospiti e personale: non siamo più in condizioni di gestire la situazione, alle 14 di oggi vi consegniamo le chiavi. E il giorno non sono state servite nemmeno le colazioni. Questo è accaduto ad Agnone. Non è stato più semplice a Larino, anche lì il contagio riscontrato su cinque dei sei ospiti della casa di riposo di Cercemaggiore trasferiti due giorni prima ha determinato, da domenica pomeriggio, un affanno continuo. C’era l’intesa con la coop che si occupa della Madre Teresa di Calcutta: Asrem mette a disposizione la struttura e la coop il personale. Ma così non è stato.
Da lunedì mattina, quindi, l’Asrem lavora al piano B, perché l’opzione Larino – per «problemi gestionali» li definisce il dg – è saltata. Gli ospiti delle case di riposo positivi saranno trasferiti a Venafro.
«A gennaio è stata autorizzata la rsa della struttura. Abbiamo lavorato tutto il giorno, sfondando anche una parete, per realizzare percorsi protetti. Abbiamo assunto il personale: sei infermieri e sette operatori socio sanitari. Per molti motivi Venafro si prospettava come la soluzione migliore. Essendo asintomatici, quei pazienti non possono essere presi in carico a Campobasso, andrebbero a coprire posti di malattie infettive che invece sono riservati ai malati che hanno sintomi», spiega il direttore generale. «Abbiamo accelerato tutto, contattato la Protezione civile regionale che a sua volta ha avvisato quella nazionale e ci ha inviato da Roma le ambulanze in bio contenimento per il trasporto. Un’operazione complessa, finita in serata. Ecco perché il trasferimento è avvenuto di notte – dice Florenzano rispondendo sulle polemiche per quel corteo silenzioso e doloroso – Non perché volessimo nascondere nulla o compiere un dispetto. Io ho genitori anziani, quando ho preso questa decisione l’ho fatto con coscienza e rispetto e nella massima tutela delle persone».
Con alcuni parenti aveva parlato personalmente in mattinata. Ma «la concitazione del momento ha fatto sfalsare qualche comunicazione».
Con chi ha saputo da altri, organi di stampa o no, del trasferimento dei propri cari si scusa e assicura che si punta ad allestire una comunicazione telefonica stabile a Venafro, una sorta di linea dedicata per i parenti. Inoltre, si sta dotando la rsa di tutto il materiale necessario per l’assistenza agli anziani. «Siamo i primi in Italia – rivendica – ad aver realizzato un’operazione che assicura assistenza adeguata e professionale a queste persone. Altrove, lo sappiamo, si sono verificate situazioni molto tristi nelle case di riposo».
Le foto dei pasti lasciati dalla ditta fornitrice fuori dal Ss Rosario, però, sono diventate virali. I dipendenti della ditta non hanno i dpi? O hanno solo una paura esagerata e immotivata, come se addirittura entrando nella struttura ci si potesse infettare?
Prima era montata la polemica sui dispositivi di protezione del personale assegnato a Venafro. Florenzano assicura che quegli infermieri e operatori hanno i dpi adeguati: «Assolutamente sì», dice. Non nasconde che comunque la difficoltà di approvvigionamento, in particolare delle tute, accomuna le Asl e gli ospedali del Paese. Una «lotta continua». Ma proprio nelle foto sulla consegna dei pasti si nota che gli oss assunti dall’Asrem indossano le tute protettive. Sui panini lasciati fuori in un sacco, i piatti affastellati sulla finestra – come se una nuvola batteriologica da film di fantascienza avvolgesse l’ex ospedale – Florenzano assicura che l’azienda sta procedendo agli accertamenti del caso e se riscontrerà inadempimenti li contesterà.
Larino e Venafro, infine, sono centri Covid a bassa intensità assistenziale. Non ospedali Covid, sottolinea il direttore. La mozione votata dal Consiglio regionale dà un mandato diverso a Toma: realizzare al Vietri un reparto di malattie infettive con rianimazione, per la cura di pazienti sintomatici quindi. «Sono a conoscenza della mozione anche se non ho letto il verbale del Consiglio regionale», risponde sul punto il manager. Che però distingue fra la ‘guerra’ in corso oggi e il futuro. Azioni come quella descritta nella mozione, a suo parere, valgono per il futuro poiché richiedono tempo per l’attuazione.
«Strutturare malattie infettive non è semplice, ancora meno terapia intensiva e comunque una rianimazione. Non basta acquistare i ventilatori. Servono anestesisti, merce rarissima. Serve poi una radiologia avanzata, un’emoteca, un laboratorio analisi che possa dare risultati con immediatezza. Servono gli impianti dei gas medicali e altro». Dopo le relazioni ricevute, a Larino è andato di persona. E il materiale visionato, le apparecchiature erano perfino incompleti. L’assistenza ai Covid-19 non è un vestito prêt à porter.
ritai

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