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Bergamaschi fuori dal tunnel, Toma: contenti di averli salvati

Bergamaschi fuori dal tunnel, Toma: contenti di averli salvati

Altri due ufficialmente guariti, 4 in totale invece i pazienti dimessi ieri dal Cardarelli. Fra loro anche l’unico medico di base risultato finora positivo.
A casa è tornato il primario di otorinolaringoiatria del San Timoteo Gianni Serafini: è stato il primo a uscire dalla rianimazione fra gli applausi e le lacrime dei colleghi. Doppio tampone negativo, il dottore ha sconfitto il Covid, e ieri è rientrato sulla costa. Doppio negativo pure per la badante di Montenero di Bisaccia, ma resterà ancora qualche giorno sotto osservazione. Tre settimane di terapia intensiva non sono uno scherzo.
Entrambi i pazienti lombardi, inoltre, sono ormai fuori dalla rianimazione. Arrivarono a Campobasso il 15 marzo. In volo su un aereo militare fino a Pescara e da lì in ambulanza al Cardarelli dove furono affidati immediatamente alla terapia intensiva. Vivono a Bergamo, che in quelle ore era il cuore dell’inferno. L’Esercito si apprestava a portar via le bare dalla città, neanche i cimiteri avevano più spazio.
Giovanni, i nomi sono di fantasia, ha 66 anni. Pure Jose, peruviano che vive a Bergamo, ne ha 66. Furono trasferiti in Molise dopo la richiesta della Cross, Centrale remota operazioni soccorso sanitario attivata una settimana prima. Dopo tre settimane il sospiro di sollievo. A lasciare per primo il reparto di anestesia e rianimazione guidato da Romeo Flocco, Giovanni. Un paio di giorni in sub intensiva e poi, stabilizzato del tutto, è stato trasferito al quinto piano dell’ospedale dove la direzione ha allestito altri letti di malattie infettive: dai 6 ordinari diventati 12 quando ancora non era scoppiata la vera e propria emergenza, oggi il Cardarelli ha una capacità di ricovero pari a 30 posti ‘infettivi’. Il 66enne originario del Perù al quinto piano è salito ieri. Respira autonomamente, il peggio è alle spalle.
«Davvero un’ottima notizia», ha commentato in queste ore il presidente della Regione Donato Toma «Più di tre settimane fa ci fu chiesto dalla Cross se avevamo disponibilità di due posti in terapia intensiva per la Lombardia. Li avevamo, li mettemmo a disposizione e accogliemmo i due pazienti. Faremmo lo stesso oggi, naturalmente, e confidiamo nel fatto che gli altri lo farebbero nei nostri confronti se un domani dovessimo averne noi bisogno», aggiunge. «Noi curiamo le persone in quanto persone. E il fatto che si sono salvati grazie alle cure che gli abbiamo prestato nel nostro ospedale ci rende molto contenti».

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