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«Non additateci, non siamo quelli che portano il virus»

«Non additateci, non siamo quelli che portano il virus»

È solo uno dei tanti cittadini molisani che da mesi è bloccato fuori regione dall’inizio del lockdown. Lei, Donatella D’Aversa, è una ragazza di Vinchiaturo che lavora a L’Aquila e in un post pubblicato su Facebook condivide una riflessione dopo le polemiche scatenate dal via libera al rientro dopo il 4 maggio: «Non sono solita scrivere queste problematiche sui social ma discuterne con i pochi amici. Ma stavolta non so, mi sono sentita presa in causa. Si, è vero. Stiamo tornando. E ok, faremo la quarantena. La faremo perché è giusto, perché la prudenza non è mai abbastanza. La faremo anche se l’abbiamo già fatta, se la facciamo da 54 giorni e se, credetemi, la facciamo seriamente e con coscienza. Sì, “scendiamo”. Ma vi prego, non additateci. Non siamo quelli che tornano dal Nord per “portarvi il virus”. Siamo quelli che vengono da ogni parte d’Italia, anche parti sperdute (come nel mio caso) dove magari non ci sono stati contagi. Siamo quelli che a inizio marzo non sono saliti su un treno di notte lasciando la casa senza le mascherine (e anche in quel caso, non farei di tutta l’erba un fascio). Allora non siamo partiti perché, contro ogni istinto, quelle notti abbiamo acceso il cervello e il cuore. Allora sapevamo di essere stati in un pub, a una cena tra amici, al supermercato e a lavoro fino a pochi giorni prima. Allora abbiamo pensato che correre ad abbracciare amici e congiunti (qualsiasi cosa voglia dire) non fosse proprio una ‘genialata’. Allora pensavamo che tutto sarebbe stato veloce, che avremmo aspettato una settimana o due e ci saremmo ripresi la nostra vita, il nostro futuro e gli abbracci arretrati. Allora abbiamo proposto orgogliosi alle nostre aziende di sacrificare le nostre ferie (quelle stesse ferie che avrebbero dovuto riportarci a mangiare i cavatelli al sugo di mamma a luglio o agosto. Perché, si, le mamme molisane quando scendiamo i cavatelli al sugo li fanno lo stesso, anche ad agosto, anche con 45 gradi). E quindi siamo rimasti sul divano, preoccupati per le nostre famiglie lontane, ma era giusto così, era meglio così, per loro. Siamo rimasti sul divano ad aspettare ogni giorno le 18:00 per il bollettino, sperando che ‘giù’ i contagi rimanessero pochi e che il nostro sacrificio sarebbe servito anche a tenere i nostri cari al sicuro. Abbiamo visto salire quei numeri con il panico nel cuore, ma abbiamo chiamato a casa ogni giorno sorridendo perché “qui stiamo bene, mamma, non usciamo, così passa qualche settimana e quando torniamo siamo tutti più tranquilli. Si mamma, mangio! Ho imparato anche a fare la pizza! L’ho bruciata solo due volte, poi quando torno mi dici come fai tu”. Abbiamo aspettato, sperato, siamo stati prudenti. Abbiamo visto medici stringere i denti, abbiamo sentito amici terrorizzati per i cari positivi, abbiamo finito tutto quello che c’era da guardare su Netflix e su Prime, abbiamo preso atto che eravamo finiti in cassa integrazione (i più fortunati) o senza lavoro (tutti gli altri). Non ci siamo andati a correre, anche se eravamo convinti che non avremmo fatto male a nessuno, anche se era consentito da ogni santissimo decreto o ordinanza che ci hanno propinato e che abbiamo letto e studiato. Siamo usciti davvero il minimo indispensabile, mantenendo le distanze e indossando le mascherine, perché ad un certo punto ci siamo resi conto che “forse non sarà così veloce e magari, si, da mamma ci dobbiamo tornare davvero” e non volevamo mica essere un rischio. Non additateci e non abbiate paura di noi, non applaudite chi non vorrebbe farci tornare e chi ci vede come una minaccia allo status quo. “Finora siamo stati bene” ho letto, ed è vero. Finora siamo stati bene anche noi, avevamo un lavoro, una casa, un’indipendenza. Tornavamo a casa a ogni occasione possibile per quegli abbracci che solo a casa sanno darci e che ora chissà quando riavremo. Stiamo scendendo perché il futuro è un po’ più incerto ora, per quanto cerchiamo di restare ottimisti, perché la cassa integrazione non arriva e se anche arrivasse non basterebbe per affitto, bollette, spesa, assicurazione, cambio gomme. Magari basta per un po’, perché anche se sembra che non ascoltiamo mai, abbiamo fatto attenzione quando mamma e papà dicevano “mettiti sempre qualcosa da parte”. Magari basta per un po’, ma per quanto? Quindi si, scendiamo, perché anche se sembriamo sempre i piccoli di casa, vi stupireste a contare i nuovi capelli bianchi e le scadenze segnate in agenda.
Quindi ora si, scendiamo, perché al momento abbiamo un po’ paura, e in fondo siamo ancora i piccoli di casa. Quando abbiamo paura vogliamo la mamma. ‘Chess è’. Però prima di urlare all’invasione di quelli che “se se ne sono andati che tornano a fare!?”, ricordatevi che siamo gli stessi di sempre e che fino a ieri magari assaggiavate pure il cocktail dal nostro bicchiere (anche se probabilmente non si potrà fare più!). Abbiate fiducia, perché saremo ancora una volta prudenti. E quando ci vedrete in giro abbiate fiducia di nuovo, perché vuol dire che saremo sicuri di non essere una minaccia. Così, tutto questo solo per dire che magari invece di chiamarlo “Nuovo Esodo” potremmo provare a chiamarlo solo “Rientro”».

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