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Covid rallenta ma non molla: altri sei contagi e 13 guariti, il cluster rom ‘fa 90’

Covid rallenta ma non molla: altri sei contagi e 13 guariti, il cluster rom 'fa 90'

Quasi 10.500 tamponi, 10.451, e di questi 409 sono risultati positivi (dall’inizio della crisi Covid). Il bollettino Asrem del 15 maggio segna altri sei contagi in Molise: 3 appartengono al cluster rom di Campobasso e il totale di malati in quella comunità sale a 90. Un altro positivo è un molisano rientrato da fuori regione e positivo al test sierologico (perciò è stato sottoposto al tampone molecolare) che ha dichiarato di vivere a Campobasso ma poi si è accertato che risiede a Petrella Tifernina. Gli altri due sono congiunti del 60enne di Portocannone risultato positivo il 10 maggio e trasferito, dopo il ricovero in infettivi, in rianimazione.
Tredici i guariti della giornata di ieri: 1 a Campobasso, 1 a Termoli, 3 a Baranello, 1 a Belmonte del Sannio, 3 ad Agnone, 1 a Scapoli e 1 a Venafro.
L’indicatore degli attualmente positivi scende a 223.
Nel conteggio delle notizie positive anche un dimesso da malattie infettive del Cardarelli. Dove restano dunque in 8, 2 invece in terapia intensiva: il 60enne di Portocannone e il 47enne della comunità rom di Campobasso, le loro condizioni sono considerate molto serie.
Gli isolati al domicilio sono 234, le visite effettuate dalle Usca 282. Infine, 415 soggetti sono in isolamento e 4 in sorveglianza.
Il cluster rom: indaga la procura di Campobasso
Un primo rapporto sarebbe sul tavolo del procuratore. È lo stesso D’Angelo a coordinare l’inchiesta su quanto avvenuto in via Liguria negli ultimi giorni di aprile fino al 30, giorno della tumulazione del 62enne di etnia rom che avrebbe ricevuto l’ultimo saluto (e i suoi familiari le condoglianze) di decine di persone, rom e non. Potrebbe essere lui il ‘paziente zero’ di questo cluster.
È l’ipotesi che circola nelle ultime ore. Non smentita dal dg dell’Asrem Florenzano – «è un’ipotesi che qualcuno ha mosso», ha detto ieri mattina alla Tgr – per il quale però «cambia poco». Non è stato eseguito un tampone post mortem (che avrebbe significato in questo caso riesumare la salma visto che il primo contagio riconducibile all’evento della morte del 62enne è stato identificato il 7 maggio). «Ne abbiamo fatto purtroppo anche numerosi finora sempre su indicazione dei medici curanti dei defunti». In questo caso non c’era questa indicazione. «Cambierebbe poco secondo me perché i primi sintomi si sono registrati il 7 maggio, la distanza che noi consideriamo critica: 7 giorni da un evento».

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