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Né assembramenti né sanzioni, Niro ‘smonta’ le accuse di Greco: basta con questo clima di odio

Né assembramenti né sanzioni, Niro 'smonta' le accuse di Greco: basta con questo clima di odio

In Aula, come annunciato, arriva il chiarimento di Vincenzo Niro, chiamato in causa sulla presenza ad un incontro tenutosi ad Agnone una decina di giorni fa. Secondo Greco, il grande accusatore, la partecipazione a quella riunione configurerebbe una violazione delle prescrizioni legate all’emergenza sanitaria in atto. Di tutt’altro avviso l’esponente della giunta Toma che spiega le motivazioni della sua presenza in alto Molise, tra l’altro nemmeno oggetto di alcuna sanzione amministrativa. Tecnicamente non c’è occasione per accendere la miccia: l’interpellanza presentata dai 5 Stelle non viene discussa ma solo illustrata da Greco. Niro, ad inizio seduta, chiede però di intervenire “per fatto personale”, lasciando quindi intendere che avrebbe fornito una sua ricostruzione del casus belli. «L’assessore ha chiesto di parlare ma io so già tutto: fatti, dinamiche e circostanze – dice Greco -; è stato protagonista di incontro ad Agnone, in pieno lockdown». Il pentastellato rimarca che il collega Di Lucente, tirato in ballo nell’immediatezza dello scoop giornalistico, non era fra gli invitati alla riunione. «L’unico presente era Niro – rintuzza – e con lui c’erano il responsabile dell’ ufficio tecnico, Masciotra, l’ex sindaco Marcovecchio, l’ex assessore Scampamorte, il consigliere Amicone e il candidato in pectore Domenico Di Pasquo che è anche proprietario di un’azienda che ha commesse per lavori pubblici – rimarca Greco -: abbiamo imposto a tutti di restare a casa, di non incontrare familiari, di non vedere persone care, come è possibile che un componente della giunta regionale infranga le norme?» si chiede. Le parole di Greco colpiscono anche le forze dell’ordine: «un fatto grave che non abbiano comunicato nulla» dice, ricordando le note stampa sui 7 giovani ‘beccati’ nel garage a Vastogirardi oppure quelle sui ragazzi abruzzesi rintracciati in Molise. Il presidente Toma rilancia: «bisogna conoscere anche da che pulpito viene la predica» e così fornisce l’assist all’assessore Niro che definisce i contorni di un rapporto istituzionale non propriamente idilliaco. Che, nei fatti, lo vede sempre nel mirino del pentastellato. Un disegno complessivo, quindi, teso a colpirlo, nella sua figura politica ed istituzionale. Un esempio? La questione del trasporto pubblico locale, gli attacchi che subisce da troppo tempo ma dai quali esce indenne. Bando per il lotto unico, per citare l’ultimo episodio: Niro non è d’accordo, i 5 Stelle invece sì, la legge passa e alla fine viene osservata. Cinque mesi persi, la sintesi di una guerra che non fa bene al Molise. «Riprendo un passaggio fatto da Iorio che affermò che, in quest’Aula, a volte ci vuole una buona dose di valium per cercare di mantenere la calma, per essere rispettoso del ruolo e di ogni singolo consigliere. È un anno e mezzo che vivo questo stato di disagio: parole offensive, attacchi personali, vere e proprie filippiche, un livello infimo e meschino. Sono stato apostrofato con aggettivi sempre più violenti per dipingermi come un fallito, un incompetente, un contravventore della legge. Vicende artefatte per fare il giro dei social e creare un circolo vizioso di commenti diffamatori che non risulta più tollerabile e che deve essere perseguito nelle forme più opportune. Dietro ognuno di noi, al di là degli elettori, ci sono mogli, figli, famiglie» ricorda Niro. Il fatto: venerdì 15 maggio intorno alle 13.30 viene raggiunto dalla richiesta di un incontro, che avrebbe dovuto tenersi in assessorato. «Vista la situazione critica di Campobasso (il cluster rom, ndr) ho ritenuto non opportuno che venissero» spiega Niro che chiede ai suoi interlocutori se siano disponibili locali ampi dove incontrarsi, così da rispettare il distanziamento. «I carabinieri – ricorda – mi hanno fermato non all’interno del capannone industriale di 2mila metri quadri ma a bordo della mia auto, all’uscita del cancello di quella proprietà dove sono arrivato alle 19.40 di venerdì e sono andato via alle 21.05. Un controllo di routine, senza alcuna verbalizzazione: non c’è stato alcun assembramento, la stanza era di oltre 90 metri quadri ed eravamo in 9 e non 15 come si dice». Nessun inciucio politico, Niro smentisce anche questa ricostruzione. Tra l’altro, rimarca, non è nemmeno nota la data delle elezioni. «L’emergenza ha determinato un effetto distruttivo su alcuni rami dell’economia, principalmente nei piccoli centri: si è millantata la presenza di imprenditori per questioni politiche, eravamo lì per affrontare i problemi economici della nostra regione». Finanziamenti, prestiti, cassa integrazione, perdita di fatturato, riapertura sì o no. «Gli imprenditori volevano conoscere gli adempimenti, gli aiuti che la Regione avrebbe messo in campo, non sono andato a parlare di politica». Commenta anche gli attacchi social, frasi che lo hanno ferito ma anche sorpreso quando più di qualcuno ha invitato Greco alla calma rispetto alle accuse di presunti assembramenti. «Un dialogo politico divenuto insostenibile – commenta -, offese personali come nei talk show della tv spazzatura. Non accetto questo clima di odio». La querelle, almeno quella in Aula, finisce così. Con una smentita su tutta la linea delle tesi sostenute da Greco. Intanto, nel corso della mattinata, il consiglio licenzia all’unanimità la proposta di legge di Aida Romagnuolo che consentirà ai pazienti oncologici di poter accedere ad un contributo per l’acquisto delle parrucche. Legge di cui la capogruppo della Lega si è detta soddisfatta, ringraziando tutti i colleghi. Licenziata anche la pdl che porta la prima firma dell’altro Romagnuolo, Nico Eugenio, ormai non più consigliere: la Regione disciplinerà il sistema della panificazione artigianale valorizzando il pane fresco e di filiera e le specialità tradizionali e territoriali.

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