Menù

Omicidio George Floyd, studenti campobassani in ginocchio per chiedere giustizia

Il grido di giustizia per la morte di George Floyd si leva anche a Campobasso. Ieri pomeriggio un centinaio di studenti sono scesi in piazza Vittorio Emanuele, insieme ai rappresentati di Casa del Popolo, per esprimere il proprio dissenso verso l’uccisione del 46enne afroamericano di Minneapolis, soffocato da un agente di Polizia durante un controllo. Una protesta che si è allargata fino alla condanna di «una società capitalista e classista, – hanno detto i rappresentanti dell’Uds e di Casa del Popolo – che soffoca costantemente le differenze delle minoranze, dei poveri, dei marginali in America e in tutto il mondo.
Abbiamo ricordato che George Floyd non è altro che la punta di un iceberg che vede sempre più e in modo sempre più violento affermarsi il suprematismo bianco, affogando qualsiasi differenza etnica e sociale.
Sentiamo più che mai l’esigenza di uno Stato che prenda posizione e che smetta di difendere i colpevoli».
I ragazzi, muniti di mascherina e opportunamente distanziati, hanno esposto uno striscione davanti al Municipio con la scritta “No Justice, No Paece” e si sono simbolicamente inginocchiati con le mani sul capo. Nove minuti di silenzio per ricordare l’ennesima vittima della discriminazione razziale negli Stati Uniti.
«Quello che sta succedendo in America, frutto dell’ennesimo omicidio razzista della Polizia – ha evidenziato Italo Di Sabato di Casa del Popolo – non è altro che l’epilogo di una serie di politiche discriminatorie che non riguarda solo la popolazione afroamericana, ma milioni di cittadini americani che sono fuori dalla possibilità di accedere all’assistenza sanitaria o al reddito.
Dunque è una rivolta popolare e sociale che mette a nudo le barbarie del capitalismo, evidenziate ancor di più durante questa pandemia.
Quindi essere al fianco oggi degli afroamericani che lottano vuol dire sposare l’idea di una società diversa. Anche le polemiche legate ai saccheggi sono strumentali: i cittadini afroamericani stanno ‘attaccando’ i simboli del potere, come Amazon, Apple, le banche che finanziano le armi e la Polizia. Simboli del potere che di fatto in questi anni hanno oppresso la popolazione. Dunque bisogna scegliere da che parte stare, se dalla parte degli oppressi o da quella degli oppressori.
Noi oggi in piazza a Campobasso abbiamo scelto di stare dalla parte degli oppressi americani, per rompere le catene e costruire un mondo solidale e per dire basta ad una società basata sul profitto e la discriminazione razziale».

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.