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Isernia, metodo mafioso per controllare il mercato della droga: due fratelli finiscono in carcere

Originari di Minturno, da qualche tempo vivono a Macchia d’Isernia dove uno di loro sta scontando una pena ai domiciliari. Ed è proprio nella casa del paese alle porte del capoluogo pentro che i due giovani fratelli, di 23 e 27 anni, sono stati arrestati e trasferiti in carcere dai militari del comando provinciale di Isernia nell’ambito dell’operazione antidroga ‘Touch&Go’, coordinata dalla Dda di Roma e messa a segno alle prime luci dell’alba di ieri dai carabinieri della Compagnia di Formia, in provincia di Latina.
Sono 22 in tutto le persone colpite da misura cautelare. Un’inchiesta complessa e delicata quella che ha consentito di smantellare l’organizzazione criminale dedita al traffico di droga. Pesanti le accuse formulate nei confronti degli indagati, ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, possesso di armi e materiali esplodenti, minaccia, violenza privata e lesioni, con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso, riguardano condotte perpetrate in Campania e nel basso Lazio a partire dal 2015.
Il blitz. Sono circa 100 carabinieri della Compagnia di Formia e dei reparti dei comandi provinciali di Latina, Napoli, Caserta e Isernia entrati in azione con il supporto di un elicottero del nucleo di Pratica di Mare e di unità cinofile antidroga dell’Arma e della Guardia di Finanza. I militari hanno dato esecuzione a una misura cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della capitale, nei confronti di 22 persone (21 sottoposti a custodia cautelare in carcere, 1 ai domiciliari).
L’indagine. I provvedimenti sono scaturiti da una complessa e articolata attività investigativa condotta dai carabinieri di Formia – coordinati dalla Dda di Roma. Le indagini sono partite a ottobre del 2015 e sono andate avanti fino al mese di agosto dell’anno successivo. L’inchiesta è stata nuovamente aggiornata da marzo a settembre 2018, anche con la collaborazione con la direzione centrale per i servizi antidroga del Ministero dell’Interno.
Il metodo mafioso. Stando a quanto accertato dagli inquirenti, il gruppo criminale agiva sotto la guida di due fratelli provenienti dal quartiere Secondigliano di Napoli che – con spregiudicatezza ed importando atteggiamenti tipici delle organizzazioni camorriste – avevano deciso di conquistare il mercato degli stupefacenti del sud pontino, arruolando a tal fine manovalanza criminale locale e creando così una fitta rete di pusher. Non soltanto. Per assumere il controllo dell’attività di approvvigionamento e smercio di cocaina, hashish, marijuana e shaboo, imponendosi sul territorio, in più occasioni avevano messo in atto aggressioni e minacce anche ricorrendo all’uso di armi e di manufatti esplosivi, sino a conquistare l’egemonia nella vendita di droghe in un’ampia area incentrata su Scauri, nota località turistica del comune di Minturno, in provincia di Latina.
In particolare, nel corso delle indagini è stata fatta piena luce sulle modalità con le quali gli indagati, alcuni dei quali contigui a clan camorristici operanti nel quartiere Secondigliano di Napoli, importavano ingenti quantitativi di stupefacente dalla città partenopea e dalla Spagna.
I sequestri. Nel corso delle indagini e dell’operazione di ieri mattina sono stati sequestrati 450 grammi di cocaina, 9 chilogrammi di hashish, 350 grammi di marijuana, 100 grammi di shaboo, una pistola marca beretta calibro 9×21 completa di caricatore e 13 proiettili, arma risultata rubata. Scovati e sequestrati pure 2 ordigni esplosivi di fattura artigianale, uno dei quali recuperato il 17 febbraio 2016 prima che esplodesse, mentre l’altro è stato fatto deflagrare il 28 febbraio del 2016, causando solo danni a cose. Non solo. Nel corso delle operazioni di esecuzione degli arresti uno degli indagati di Napoli è stato trovato anche in possesso di una rivoltella calibro 44 magnum matricola abrasa e 10 proiettili.

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