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Campobasso, segnale di speranza per la città: rinasce il Gran Caffè Lupacchioli

A gennaio la doccia fredda per tutti i campobassani, non solo per i nostalgici di quella città giardino e del salotto buono – piazza Pepe – che di lì a qualche giorno avrebbe perso il suo storico Caffè. “Chiude Lupacchioli”, lo stringato quanto triste annuncio affisso sulla porta del locale. Una notizia che generò delusione e sconforto in città. La fine di un’epoca, insomma. L’attività gestita da alcuni dei dipendenti storici del famoso bar che avevano costituito una cooperativa nel tentativo di salvaguardare il posto di lavoro ed evitare che il monumentale caffè finisse di vivere, alla fine furono costretti ad arrendersi alla crisi. Poi, nel corso delle settimane successive, uno spiraglio e le voci sempre più insistenti di un cambio di gestione che avrebbe ‘salvato’ il bar.
Dopo 6 mesi di incertezze, complicati ancora di più dall’emergenza Covid e dal lockdown, mercoledì Lupacchioli ha finalmente riaperto i battenti. Un segnale di ripresa e di speranza ancora più forte in un momento in cui le attività che ripartono si contano sulle dita di una mano.
Ma il coraggio e lo spirito di intraprendenza del giovane proprietario alla fine hanno pagato. Gli interni sono rimasti gli stessi – il locale era stato infatti recentemente rinnovato dalla precedente gestione – e all’esterno è stato allestito un ampio gazebo che affaccia sulla piazza. I campobassani, che lo hanno sempre vissuto come una ‘seconda casa’, ritrovano dunque il loro punto di riferimento per la vita sociale della città.
Un luogo che ha visto intere generazioni incontrarsi e raccontarsi davanti ad un caffè e che ha contribuito al rilancio dell’immagine del capoluogo con la promozione di prodotti artigianali di altissima qualità.
Il salotto buono di Campobasso è dunque rinato dalla sue ceneri, come l’araba fenice utilizzata dal gestore per sponsorizzare l’apertura suggerisce. «Il Gran Caffè Lupacchioli dal 1840 rinasce – lo slogan – riprendendo il suo posto a Campobasso com’è stato negli ultimi due secoli».

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