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Operazione Pensa, pugno duro del giudice: 24 anni di carcere per Di Bartolomeo

Una sentenza pesantissima. Numerosi capi di imputazione tra cui spaccio, rapina, estorsione e minacce e una condanna a 23 anni e 9 mesi di reclusione. È quanto ha inflitto ieri pomeriggio il giudice Veronica d’Agnone a Michele di Bartolomeo, alias Pensa, al termine del rito abbreviato. Il suo complice, Andrea Maselli è stato invece condannato a 5 anni e 8 mesi di carcere. I due giovanissimi erano stati arrestati a marzo dell’anno scorso nell’ambito dell’inchiesta che ha preso il nome dalla ‘firma’ lasciata sui muri della città dal 25enne. Un blitz, condotto dalla Squadra Mobile e dai Carabinieri e coordinato dal procuratore Nicola D’Angelo, che fece molto rumore nel capoluogo: sei misure cautelari (due in carcere e quattro ai domiciliari) per i reati di rapina pluriaggravata e per numerose condotte di spaccio di sostanze stupefacenti, 14 perquisizioni tra Campobasso, Lucera e San Severo.
Al vertice della ‘banda’ che mirava a prendere il controllo dello spaccio in città, Michele Di Bartolomeo, volto noto alle forze dell’ordine per numerosi precedenti (oltre agli atti di vandalismo a colpi di bomboletta spray il giovane era stato arrestato anche per una rapina in Romania) e il complice 19enne Andrea Maselli. Gli aspiranti boss non si sono però limitati a spacciare cocaina, ma hanno dato il via ad un’escalation di violenza, rapine e atti intimidatori – anche nei confronti delle forze dell’ordine – in ‘perfetto stile Gomorra’ (fece clamore un video che ritraeva il ‘boss’ ricoperto di banconote).
Nel corso delle perquisizioni a casa di Michele Di Bartolomeo gli agenti trovarono 90mila euro in contanti, murati in una parete. Un ‘nascondiglio’ realizzato dal padre del 25enne, finito anche lui sotto inchiesta per aver aiutato il figlio nella sua attività di spaccio.
E ancora, le rapine ai danni di un giovane di Campobasso e di una donna straniera residente in via Monte San Gabriele da cui partirono le indagini, le minacce ai danni dei consumatori che non pagavano le dosi, le ritorsioni contro le forze dell’ordine (ad un agente di Polizia venne incendiato lo scooter).
Crimini gravissimi che il giudice ha punito con una condanna esemplare, applicando il concorso materiale dei reati. E proprio da questo elemento che l’avvocato Silvio Tolesino, che difende Michele Di Bartolomeo insieme al collega Ettore Cesano, partirà per il ricorso in Appello. «È una sentenza ingiusta e appellabile – il commento a caldo del legale -, attenderemo i 60 giorni per conoscere le motivazione ma io resto straconvinto nel ricorso. Al di là di alcuni reati che sono contestabili, 2 rapine ed un episodio di estorsione, il giudice non ha applicato il concorso formale tra i reati, conteggiando separatamente ogni singolo capo di imputazione. I reati fanno invece tutti parte dello stesso disegno criminoso».
Anche i legali di Andrea Maselli (attualmente ristretto ai domiciliari), Giuseppe Fazio e Letizia Di Lena, hanno annunciato il ricorso. Il 19enne è stato condannato a 2 anni e 8 mesi per rapina aggravata e a 3 anni per tre episodi di cessione di droga.
Pesantissime anche le sanzioni pecuniarie: per Michele Di Bartolomeo 25mila euro di multa, 12mila per Andrea Maselli, oltre al pagamento delle spese processuali. Entrambi sono stati interdetti anche dagli uffici pubblici.

ppm

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