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Nonostante il coronavirus resta inquinato un terzo del ‘nostro’ mare

Nonostante il coronavirus resta inquinato un terzo del 'nostro' mare

La missione della Goletta verde non si ferma nemmeno ai tempi del Covid e se il vascello è rimasto agli ormeggi, i rilievi sul territorio e in mare sono stati compiuti dai volontari che operano localmente. E’ stato svelato ieri l’esito del monitoraggio, nella conferenza stampa al porto turistico, con Manuela Cardarelli, Giusi De Castro, Chiara Camillo, Rita Colaci e Silvana Ciciola. Dei tre punti monitorati sulla costa, uno risulta oltre i limiti di legge. Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva in mare. È questa in sintesi la fotografia scattata lungo le coste del Molise da un team di tecnici e volontari di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane. Per la prima volta quest’anno la campagna ambientalista non segue il classico itinerario coast to coast a bordo dell’imbarcazione, che si prende una piccola pausa nel rispetto delle restrizioni per il distanziamento fisico imposte dalla pandemia. Il viaggio ideale lungo la Penisola vive infatti di una formula inedita, ma che ugualmente punta a non abbassare la guardia sulla qualità delle acque e sugli abusi che minacciano le coste italiane. Il monitoraggio di Legambiente non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari, prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. In Molise sono stati tre i punti campionati, tutti ovviamente in provincia di Campobasso. Entro i limiti il punto sulla foce del fiume Trigno in località Marina a Montenero di Bisaccia e il punto sulla spiaggia presso la rotatoria del lungomare Colombo, sul litorale nord, a Termoli. Risulta invece “inquinato” il punto sulla foce del fiume Sinarca, sempre a Termoli. «La situazione molisana, in particolare quella delle foci dei fiumi, non ci riserva molte sorprese rispetto ai monitoraggi effettuati – ha affermato la presidente di Legambiente Molise, Manuela Cardarelli – persiste, purtroppo, una effettiva criticità sulla foce del Sinarca, lo scorso anno oggetto di un nostro flash mob al fine di lanciare alle amministrazioni un messaggio chiaro e preciso: il tema della depurazione deve essere affrontato con coraggio e determinazione per mettere in campo interventi concreti. Il tema riguarda anche e soprattutto i Comuni dell’entroterra così come quelli della costa. La salute dei nostri mari dipende anche da quella dei fiumi. Una catena indistruttibile che se tutelata, andrà a salvaguardare anche l’economia ed il turismo della costa molisana». I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti da tecnici e volontari di Legambiente. L’ufficio scientifico dell’associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando laboratori certificati sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli). Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione. Permangono le criticità sulla cartellonistica informativa rivolta ai cittadini che, nonostante sia obbligatoria ormai da anni per i Comuni, non viene ancora rispettata. Indicazioni che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare e i dati delle ultime analisi. Il cartello informativo sulla qualità delle acque, obbligatorio per legge da diversi anni e che dovrebbe essere presente in ogni punto di accesso sulla costa al mare, non è presente negli accessi al mare di nessuno dei tre punti monitorati. Inoltre, il cartello che indica il divieto di balneazione è presente solo presso la foce del Sinarca, delle due foci di fiumi considerate. Essendo entrambe le foci non monitorate dalle istituzioni, dove viene dato per scontato l’inquinamento, sarebbe opportuno invece rendere particolarmente visibile e presente cartelli dei divieti di balneazione perché facilmente raggiungibili dalle spiagge limitrofe. Anche per l’edizione 2020 il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di Legambiente, Goletta Verde e di Goletta dei Laghi. Nel 2019 il CONOU ha provveduto in Molise alla raccolta di 673 tonnellate di olio lubrificante usato. L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che, se smaltito impropriamente, può determinare gravi effetti inquinanti. Se gestito e rigenerato correttamente, può divenire una risorsa preziosa che torna a nuova vita sotto forma di basi lubrificanti. Nel corso della conferenza stampa le attiviste di Legambiente Molise hanno illustrato alcune proposte elaborate dall’associazione con l’obiettivo di migliorare la condizione di salute dei corsi d’acqua in regione. Innanzitutto è necessaria una nuova politica di gestione degli impianti di depurazione: è arrivato il momento di attivare in Molise una politica che renda indipendenti gli investimenti sugli impianti dai fondi strutturali europei o nazionali. Tale approccio determina un’attenzione discontinua al tema, trascurando le fasi di acquisizione e analisi dei dati operativi utili ad ottimizzare la progettazione delle opere. Attualmente le sul territorio regionale è diffusa una modalità di gestione “in economia”, con cui ciascun ente locale affida ai privati le attività di conduzione e manutenzione degli impianti, determinando un’elevata frammentazione del sistema gestionale. In molti casi per l’affidamento si ricorre al criterio del minor prezzo, generando tra le aziende una corsa al ribasso a cui le stesse partecipano, al fine ottenere l’affidamento di un numero di impianti tale da garantire la sostenibilità economica dell’attività. E quando i compensi scendono eccessivamente scende anche la qualità del servizio. Per cui gli impianti perdono rapidamente la loro efficienza. Ristrettezza economica delle aziende, mancato investimento in formazione e innovazione con notevoli difficoltà nella gestione di quegli impianti di nuova concezione, dove l’automazione e l’elettronica giocano un ruolo chiave per garantire elevate prestazioni: così gli strumenti di misura e controllo vengono disattivati e si ritorna alla classica gestione manuale rendendo in parte vani gli investimenti effettuati. Probabilmente si tratta di un’opportunità persa, la gestione unica del più ampio servizio idrico integrato può rappresentare un settore di occupazione di qualità. Si pensi alla multidisciplinarità del settore e alla necessità di figure competenti in campo ambientale, idraulico, elettrico ed elettronico, amministrativo, giuridico. Le criticità del settore stanno venendo a galla, ma le soluzioni esistono e risultano già consolidate in altre regioni. Sarebbe inoltre necessario valorizzare il settore del servizio idrico integrato. Una delle possibilità è sicuramente la formazione di un soggetto gestore unico e pubblico, ricorrendo alla forma dell’affidamento “in-house”. Si tratta di uno schema ampiamente diffuso nelle altre regioni. Reti e impianti hanno bisogno di una gestione integrata con approccio industriale. L’unificazione delle gestioni in un unico soggetto pone le basi per beneficiare delle “economie di scala” permettendo di disporre di maggiori risorse sia umane che materiali con cui accedere a strumenti e tecnologie innovative. Si pensi all’implementazione dei sistemi di telecontrollo che permettono di avere chiara e immediata visione dello stato di funzionamento delle reti e degli impianti o alla valorizzazione in ottica circolare dei fanghi di depurazione, elementi che determinano il miglioramento dei livelli di servizio. I benefici potrebbero essere numerosi e di natura non solo ambientale ma anche sociale: «Ovviamente per farlo occorre trovare soluzioni di compromesso coinvolgendo tutti i soggetti portatori di interesse e valutando l’incidenza sulle tariffe. Tenendo conto degli investimenti promossi dalla Regione nelle programmazioni 2007-2013 e 2014-2020 il nuovo soggetto gestore potrebbe beneficiare di un numero di impianti recentemente efficientati e ammodernati sgravando tali eventuali oneri dalle tariffe stesse. Un approccio innovativo e sostenibile, ad alto valore tecnologico, è quello che serve per portare alto il nome della nostra regione», ha sottolineato Giusi De Castro del comitato scientifico di Legambiente Molise. Un’altra proposta avanzata dall’associazione riguarda i contratti di fiume: uno strumento volontario di programmazione strategica e negoziata volto alla tutela e corretta gestione delle risorse idriche, e della valorizzazione dei territori fluviali: «Da anni ormai proponiamo questa modalità di gestione dei fiumi chiedendo ai Comuni molisani di agire per controllare anche gli scarichi abusivi, male che attanaglia i corsi d’acqua molisani, e che possono provocare gravi danni anche alla tutela della biodiversità. In questa ottica siamo partner del progetto Life Nat.Sal.Mo. che tra le varie azioni che si pone di incrementare il percorso verso il ‘Contratto di fiume’ dei fiumi Biferno e Volturno», ha concluso De Castro.

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