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Post Covid, il Molise si vende come il pane ma l’assessorato al Turismo resta a guardare

Post Covid, il Molise si vende come il pane ma l’assessorato al Turismo resta a guardare

Le riviste di settore non parlano d’altro: il Covid può essere l’occasione per rimodulare l’offerta turistica. Le parole chiave più ricorrenti sono: sostenibilità ambientale, personalizzazione dell’esperienza, valorizzazione delle destinazioni alternative, natura, esclusività e trasformazione digitale.
I vacanzieri avvertono la necessità di un turismo più lento, meno mordi e fuggi. Vogliono visitare luoghi sconosciuti, poco affollati. Sono alla ricerca di aria salubre, paesaggi incontaminati. Hanno il desiderio di vivere in spazi dove il distanziamento sociale lo stabilisce la natura.
Il Sole 24 Ore, quotidiano economico-finanziario, definisce il concetto “Undertourism”. E lo spiega molto semplicemente: la richiesta si rivolge verso destinazioni meno note e affollate, con indice di contagio contenuto.
In una parola: Molise.
«I territori che sapranno lavorare bene sulle strategie di prodotto avranno un ruolo fondamentale. Conterà la capacità di innovare, promuovendo itinerari insoliti, con un’offerta digitale, ma anche connessioni tra destinazioni note e quelle periferiche»: queste le condizioni essenziali affinché il territorio sia attrattivo e possa soddisfare la domanda.
In tutto ciò l’assessorato regionale al Turismo in quale direzione si sta muovendo?
Il silenzio assordante di questi giorni lascia presupporre che probabilmente sia in ferie. O affaccendato in altro.
L’industria italiana del turismo – che vale 232 miliardi di euro – è in ginocchio. La perdita stimata per via della pandemia è di circa 70 miliardi. Un’impresa su quattro secondo Federturismo-Confindustria è a rischio default. Circa 90mila gli operatori del settore che potrebbero rimanere senza lavoro.
Il Molise ha la fortuna di racchiudere in sé per vocazione naturale tutto quello che i vacanzieri cercano. La diffusione del turismo in una piccola regione come la nostra, implica, tuttavia, la creazione di infrastrutture. Anche digitali, per poter rendere accoglienti i borghi e cogliere i cambiamenti in atto: un manager di Milano che decide di trascorrere una settimana a Capracotta potrebbe avere la necessità di raggiungere il suo ufficio in smart working, tanto per fare un esempio.
Serve una direttrice da seguire. Serve un piano, una regia. Una strategia. Servono investimenti. È necessaria la promozione. È fondamentale generare un circolo virtuoso tra le località molisane, metterle in rete, renderle fruibili.
Ha senso far arrivare un turista in Molise e poi tenere chiuso il teatro di Pietrabbondante?
In quale direzione si sta muovendo l’assessore Cotugno? Quali indicazioni ha dato a Sviluppo Italia Molise che sta elaborando il Piano del turismo? Come sta recependo il Piano i cambiamenti imposti dal coronavirus?
In Irpinia è partita la promozione dei “Borghi Covid free”, l’Alto Adige ha coniato il logo “Vacanze sicure”.
Paola Agabiti, assessore al Turismo e alla cultura della Regione Umbria, a metà maggio, ovvero due mesi fa, annunciava: «Sulle principali televisioni nazionali, andranno in onda spot nei formati da 10 e da 15 secondi. Una sequenza inedita di immagini suggestive che racconteranno l’Umbria ‘cuore verde d’Italia’, alle quali si aggiungeranno, nelle settimane successive, presenze su radio, carta stampata e outdoor. La nostra offerta turistica sarà ancora più fruibile e completa grazie alla nuova versione del portale turistico ufficiale www.umbriatourism.it».
E il Molise guarda. Cotugno resta in silenzio.
Eppure, l’iniziativa di grande successo promossa dall’amministrazione comunale dall’associazione Amici del Morrutto di San Giovanni in Galdo insegna che con un po’ di inventiva e tanta buona volontà si possono raggiungere traguardi straordinari. Ne hanno parlato le tv e i giornali di tutto il mondo. Ne hanno parlato le riviste specializzate. Sono arrivate migliaia di richieste in pochissime ore.
È sostenibile un turismo che si basi sulle iniziative degli operatori o dei singoli borghi?
È o non è un delitto possedere un patrimonio che oggi assume un valore inestimabile e non sfruttarlo nell’interesse e per il benessere dell’intera regione?
Perché tentennare oltre? Cosa stiamo aspettando? Cosa impedisce a Cotugno e al suo assessorato di avviare un dialogo con le associazioni di settore, gli operatori, i sindaci dei bellissimi borghi molisani?
È così difficile trasformare un evento drammatico come la pandemia da Covid-19 in opportunità?
Abbiamo tutto, manca la volontà.
O forse c’è un disegno che solo il tempo potrà svelare.

ppm

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