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Un azzurro sacrificato per Marone, si complica il puzzle di novembre

Il governatore resta abbottonato. «Ho le idee molto chiare e penso che saranno soddisfatti tutti». Si è dato tempo fino a domenica e ha dato tempo ai partiti nazionali fino a domenica per un recall prima della decisione sulla giunta. Lunedì si conoscerà l’assetto che sceglierà. Ma una cosa la dice: a tutti i consiglieri saranno assegnate deleghe.
La maggioranza ha chiesto condivisione e partecipazione al governatore, ora potranno lavorare. Certo, secondo le linee programmatiche del presidente che attua la politica della giunta. Ma avranno modo di dare il loro contributo. «Saranno tutti assessori», scherza Toma. Neo commissario per il sisma, lavora alla composizione della struttura. A Roma è stato inviato un piano, finalmente condiviso e in linea con la circolare ministeriale, per il rafforzamento della rete ospedaliera e territoriale Covid. «Stiamo facendo un lavoro che mi soddisfa, lavoreremo bene anche con i consiglieri delegati», dice solo.
Sul resto, le ricostruzioni dell’ultima ora sulla ricomposizione della giunta (che non è stata ancora azzerata né ‘scomposta’ peraltro), al presidente non si scuce nulla.
Le indiscrezioni negli ambienti politici però circolano. Marone resta al suo posto, entra nell’esecutivo Pallante e Di Baggio ne prende il posto come sottosegretario. Questa sarebbe la soluzione trovata: la Lega rimane in squadra nonostante il diktat della maggioranza che all’unanimità ha chiesto a Toma di riservare i posti in giunta agli eletti. Come si supera questo scoglio? Intanto, ragiona qualcuno, è una richiesta dei consiglieri non un impegno preso dal presidente, che ai suoi ricorderà l’importanza delle alleanze nazionali a pochi mesi dalle regionali e in un quadro romano tutto in evoluzione. Gira anche voce che Forza Italia – che insieme al Carroccio ha ribadito a Toma venerdì la strategicità degli accordi fra i partiti nazionali sul Molise – potrebbe accettare il sacrificio di un suo assessore, Di Baggio, per garantire la permanenza della Lega in squadra. In fondo i partiti nazionali pretendono primazia e loro quindi tolgono le castagne dal fuoco al presidente. Un’indicazione contestuale a un passo indietro: Di Baggio preferisce fare il sottosegretario e gli azzurri ribadiscono il nome di Marone. Un’alchimia.
La coordinatrice degli azzurri Annaelsa Tartaglione ha chiesto di mantenere le posizioni nell’esecutivo: tre consiglieri eletti e un quarto, la Calenda, che ora fa gruppo in termini di rivendicazioni politiche con loro, i numeri per la deputata parlano chiaro. Sulla scia di quanto ha consigliato Berlusconi al governatore, anche per lei bene farebbe Toma ad assegnare le deleghe ai consiglieri adesso e a tenere però fermo tutto il resto: la giunta così com’è fino a novembre, per ridiscutere tutto al giro di boa di metà mandato.
Certo, se Toma decidesse di sacrificare un esponente del suo partito, la parlamentare e i suoi non farebbero le barricate. Ma è facile prevedere che poi a novembre le cose cambieranno e l’accordo che oggi vede Micone confermato presidente del Consiglio poggerà su basi più fragili. Ipotizziamo: Di Baggio sottosegretario (intanto con le sue deleghe e magari con qualche altra appetita pure dai ribelli che hanno armato questa guerra), a novembre gli azzurri rivendicheranno una presidenza di commissione o l’ufficio di presidenza. E vorranno scegliere il numero 1 di Palazzo D’Aimmo.
C’è pure un altro particolare fin qui inedito. Pare che quando si raggiunsero gli accordi sui collegi per le politiche 2018, alla corsa di Pietracupa per Forza Italia a Isernia fu affiancata la vicepresidenza della Regione per Fratelli d’Italia. Che finora è rimasto fuori dall’esecutivo, nonostante indicazioni precise di Roma che però all’epoca erano per Di Sandro. Se Pallante diventa assessore, non chiederà l’adempimento?
Il governatore si dice tranquillo, che il puzzle è di facile realizzazione. Da fuori non sembra. Da fuori sembra che il consiglio di Berlusconi sia quello con le minori conseguenze. Se Toma tiene Marone nell’esecutivo chi firmerà una mozione di sfiducia? Due settimane dopo aver votato contro quella delle minoranze e con la sola motivazione di un posto in giunta?

r.i.

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