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Il bonus apre le ostilità nei 5s, Greco contro Gravina: come un qualsiasi leghista o Pd

Il bonus apre le ostilità nei 5s, Greco contro Gravina: come un qualsiasi leghista o Pd

Un attacco durissimo, che non lascia spazio a dubbi: nel Movimento molisano la frattura è evidente. Andrea Greco, capogruppo in Regione, si aspettava le scuse di chi fra i 5s ha preso il bonus da 600 euro. Perché, di fronte a un fatto simile, dice in un durissimo post su Facebook, «le prime cose da fare sono chinare il capo, cospargerselo di cenere e chiedere scusa, cosa che tutti ci aspettavamo di sentire».
Invece, non è arrivato questo da Roberto Gravina. Leader non complementari ma alternativi, tra i due è scoppiato il casus belli. Anzi, è cominciata la guerra. Greco ce l’ha con il sindaco di Campobasso, da cui ha avuto un assist fin troppo facile: ha preso il bonus da 600 euro causa Covid (è avvocato) e poi lo ha dato in beneficenza. «Non ho approfittato di nulla», ha dichiarato con sincerità Gravina. Male, malissimo, secondo Greco. Che processa e condanna Gravina nel tribunale social. E sintetizza: non si può difendere l’indifendibile. «Non mi è piaciuto leggere il suo nome tra i beneficiari di quella misura di sostegno al reddito. Un fatto che mi sarei aspettato da un qualsiasi esponente della Lega, da un sindaco del Pd, non certo da una persona dalle spiccate qualità umane come Roberto». Il bonus, prosegue il capogruppo, era destinato a liberi professionisti davvero in difficoltà che «hanno subito un calo del fatturato di certo non dovuto a un loro eventuale secondo impiego, tra l’altro ben retribuito come quello da sindaco di Campobasso». La legge lo permette, però. «Un passo indietro – insiste Greco – sarebbe stato certamente gradito a tutti, durante una pandemia. Un dovuto passo indietro che, a differenza di altri, hanno fatto i miei colleghi Vittorio Nola e Valerio Fontana, possibili percettori del bonus».
Greco parla di conseguenze che saranno vagliate dagli organi preposti. «Quello che posso dire è che questo maledetto Covid – conclude – ci ha portato via tante cose, ma non gli permetterò di portarci via i nostri ideali fondanti e i nostri sogni».
Il capitolo Carroccio, anche Michele Marone figura fra i beneficiari del bonus attraverso la Cassa forense, invece tocca ad Aida Romagnuolo. «Certo come presidente del Consiglio comunale di Termoli poteva richiedere il bonus, ma è moralmente deprecabile e inaccettabile visto come vivono oggi i molisani. Mi aspetto che Salvini lo sospenda dalla Lega, considerato che io sono stata espulsa da Mazzuto solo per invidia e per un disegno criminoso ordito ai miei danni da ben noti congiurati».
Diventato assessore regionale, Marone non ha più percepito il bonus. Ma, insiste Romagnuolo, da assessore «percepisce 12.500 euro al mese, oltre a quello che ovviamente percepisce come presidente del Consiglio comunale di Termoli», avrebbe dovuto restituire «alla sua cassa mutua i 1.200 euro». Marone, prosegue, è anche consigliere in Provincia con alcune deleghe, «ha il record assoluto di incarichi pubblici». E insiste: Toma deve «trarne le conseguenze e togliere Marone dalla sua giunta, cosi i suoi 12.500 euro al mese potrebbero essere devoluti ai tanti disoccupati molisani».

red.pol.

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