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Né cartelli né depliant ma Selvaggia tornerà, evitiamo un’altra figuraccia

Né cartelli né depliant ma Selvaggia tornerà, evitiamo un’altra figuraccia

C’è chi la adora, chi la odia. Ma come tutti gli influencer Selvaggia Lucarelli ha migliaia di “seguaci” sparsi in ogni angolo del Paese. A loro ha mostrato il Molise, dove ha trascorso parte delle sue vacanze estive.
Prima qualche post social, poi un lungo e dettagliato articolo pubblicato domenica scorsa sul Fatto Quotidiano.
Nella disamina non ha fatto sconti, Selvaggia. Centrando subito il problema. Perché un problema c’è. E chi vive in questo angolo di paradiso ha imparato a conviverci.
Il “turismo”, questo sconosciuto. Una parola di cui la politica in particolare, ad ogni livello, si riempie la bocca.
Ogni Comune – se non tutti la maggior parte – ha un assessorato al Turismo. Due assessori provinciali e uno regionale. Ad ogni assessorato corrisponde l’impiego (legittimo) di un numero di impiegati retribuiti con i soldi dei molisani.
Milioni di euro investiti negli anni. Per sentirci dire da una Selvaggia qualunque che «per arrivare nel sito archeologico più importante della regione, Sepinum (Saepinum, ndr), un’incredibile area archeologica di origine romana, non si trovano indicazioni lungo la strada. Ci siamo fidati del navigatore, ma la strada pareva portare dritta nella cascina di un contadino o a Narnia, non certo in un sito che sembra Pompei, ma immerso nel verde delle campagne molisane, in un silenzio suggestivo, tra pochi visitatori che non pagano neppure un biglietto. I cartelli stradali che indicano “Sepinum” (Saepinum, ndr) dovrebbero iniziare al casello di Milano Sud, e invece non ci sono neppure in Molise».
Che figura di merda! (e scusate il francesismo).
Selvaggia, pur avendo trascorso solo qualche giorno in Molise, il concetto lo ha colto in pieno. «C’è, in Molise – scrive -, la diffusa rassegnazione di luogo lasciato solo, in cui chi è rimasto ha imparato a bastare a se stesso».
Proprio così. Più di qualche albergatore fa notare che ai turisti che chiedono indicazioni su cosa visitare deve rispondere a gesti o disegnando schizzetti per indicare la via da seguire. Non c’è un ufficio pubblico da Venafro a Termoli che sia in possesso di materiale informativo da fornire ai turisti. Niente, zero assoluto. Non c’è una cabina di regia, non c’è un centro di coordinamento. Tutto è affidato alla buona volontà e all’inventiva dei singoli. Ci sono operatori del settore che provvedono in proprio (a proprie spese) da anni a far stampare depliant illustrativi, cartine stradali, guide turistiche fai da te, scopiazzando di qua e di là le informazioni necessarie.
Chissà, forse il Molise è speciale anche per questo. Ma il Turismo – tra di noi possiamo dircelo – è un’altra cosa.
Di improvvisazione non si vive. Al massimo si campicchia (male). Eppure la natura ci ha messo nelle condizioni di non avere rivali. Far finta di nulla o, peggio, tirare a campare è un delitto insopportabile.
Selvaggia, ieri, è tornata a parlare del Molise. «Sono stata letteralmente sommersa dai messaggi di tanti molisani – le sue parole – che mi hanno scritto per manifestarmi affetto e gratitudine per quello che ho scritto di questa splendida regione sul Fatto. Sono io che devo ringraziare voi e la vostra regione per aver reso migliore me e la mia estate. So che mi mancano ancora tanti pezzi da vedere, quindi dovrò tornare. Ed è la seconda promessa che vi faccio! A presto!».
Questa volta ci ha avvisati in anticipo. Abbiamo il tempo necessario per assicurarci sulla stampa nazionale un’altra figura di merda mondiale!
Luca Colella

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