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Recovery, Patriciello incalza: «Non è un assegno in bianco, serve allo sviluppo del Sud»

Recovery, Patriciello incalza: «Non è un assegno in bianco, serve allo sviluppo del Sud»

«Gli aiuti europei rappresentano un’enorme opportunità di sviluppo per l’Italia, ma il messaggio che arriva da Bruxelles è chiaro: i 209 miliardi assegnati al nostro Paese non sono un assegno in bianco per finanziare consenso, ma soldi fondamentali per sostenere soprattutto lo sviluppo del Mezzogiorno. Senza il Sud e i suoi ritardi strutturali, all’Italia sarebbero stati assegnati molti meno fondi. Mi auguro che il governo ne tenga conto quando sarà chiamato a presentare i progetti in sede europea: sarebbe grave e imperdonabile sprecare questa occasione».
Così Aldo Patriciello, eurodeputato del Ppe, commentando il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen all’Eurocamera in seduta plenaria.
«Non c’è momento migliore per cambiare davvero le cose di quando c’è in ballo il futuro del Paese – ha aggiunto Patriciello che ha partecipato ai lavori da remoto a causa dell’emergenza Covid – Il Recovery fund sarà dunque cruciale per invertire la rotta considerato che il suo obiettivo prioritario è quello di far correre finalmente l’Italia ad un’unica velocità. Basta dualismi, basta con l’insostenibile divario tra nord e sud. Il Mezzogiorno non ha bisogno di mance ma di infrastrutture, trasporti, investimenti, asili nido, lavoro. In una sola parola: diritti».
L’eurodeputato molisano ha molto apprezzato il discorso di Von der Leyen. «Parole di buon senso e grande pragmatismo – ha spiegato – pronunciate in uno dei momenti più difficili della nostra storia comune. Non più semplici dichiarazioni di intenti ma idee e progetti ben chiari per il prossimo futuro. È ciò di cui ha bisogno l’Europa in questo momento. Lo stesso pragmatismo che dovrebbe indurre il nostro governo a mettere da parte pregiudizi ideologici e utilizzare quindi i miliardi messi a disposizione dal Mes per potenziare il nostro sistema sanitario».

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