Menù

Affluenza contenuta, ma per il Sì è consenso bulgaro

In Italia per il referendum ha votato oltre la metà degli aventi diritto, il 53,85%. In Molise no: alle urne per il quesito sulla legge che taglia i parlamentati da 945 a 600 si è recato il 47,52%. Ma i molisani sono stai decisi come non mai: il 79,89% ha detto ‘sì’ alla riduzione. Alle 21, con scrutini ancora in corso in alcune regioni, era la percentuale più alta e con un’ottima possibilità di restare tale.
Dunque, il taglio è operativo. Dopo il rinvio della consultazione, fissata per il 29 marzo, a causa dell’emergenza coronavirus, la riforma passata attraverso le necessarie quattro letture parlamentari (essendo una riforma costituzionale) entra in vigore dalle prossime elezioni. Palazzo Madama avrà 200 seggi, Montecitorio ne conterà 400. In regione, percentuali superiori all’80% per il sì in numerosi centri. A Montenero di Bisaccia per esempio, uno dei centri più grandi della regione dove si è votato per il sindaco, 84,4%. A Miranda, invece, il ‘sì’ ha raggiunto ‘solo’ – provocatoriamente per modo di dire – il 69,81%.
In sette Regioni, domenica e ieri fino alle 15, si è votato anche per rieleggere i governatori e le assemblee legislative. Il centrodestra ha conquistato le Marche, con Acquaroli (Fdi), mentre conferme per il centrosinistra, niente affatto scontate, sono arrivate in Toscana – dove il dem benedetto da Renzi, Eugenio Giani, ha battuto la salviniana Ceccardi col 48% – e in Puglia, dove Emiliano ha sconfitto anche l’avversario di sempre Renzi (che aveva candidato Scalfarotto) oltre che sondaggi ed exit poll: nelle prime ore del pomeriggio di ieri le dirette e i talk si sono appassionati a un testa a testa fra Emiliano e Fitto, quando sono arrivati i risultati veri la conferma del presidente in carica (col 47%) si è imposta.
Ha rivinto facile in Campania Vincenzo De Luca: il 65% si affida alle ‘mani sicure’ del governatore sceriffo, il centrodestra di Caldoro si ferma al 20%, la pentastellata Ciarambino è inchiodata al 12. Insieme, i due sfidanti non raccolgono la metà dei voti del presidente Pd, un Pd anomalo che il segretario nazionale Zingaretti non voleva ricandidare e che poi non ha disdegnato alleanze con nessuno o quasi.
Come De Luca, lo zar del Veneto Luca Zaia alle urne ha vinto anche la guerra che gli hanno dichiarato dentro casa. Oltre il 70% per Zaia e la sua lista, con oltre il 52%, ha surclassato quella ufficiale della Lega che non è arrivata al 15.
La Liguria pure conferma il centrodestra di Giovanni Toti e affonda l’esperimento Pd-5s che avevano puntato insieme su Ferruccio Sansa.
Il 3 a 3 di questa tornata di regionali è caratterizzato da un forte protagonismo dei presidenti eletti, le cui liste civiche risultano il primo partito nel Veneto di Luca Zaia e nella Liguria di Giovanni Toti. Ma è anche una tornata all’insegna del voto utile, determinante in Toscana e Puglia dove è stato significativo il voto disgiunto di molti elettori di M5s. Il Movimento di Vito Crimi rimane su soglie modeste, lontano anni luce da quelle del 2018 e 2019, mentre il Pd non solo archivia la grande paura di perdere la Toscana, ma vi risulta essere il primo partito con il 34%, “mangiandosi” Italia Viva, ferma al 3,7% (dati delle prime proiezioni basate su un campione significativo di seggi scrutinati, mentre solo in nottata si avranno i dati definitivi).

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.