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Accanto alle persone nei momenti più difficili, un’Oss a partita Iva racconta: noi siamo questo

Accanto alle persone nei momenti più difficili, un’Oss a partita Iva racconta: noi siamo questo

Sono in attesa, come gli infermieri, di sapere cosa deciderà l’azienda sanitaria regionale. I loro incarichi, a partita Iva, scadranno a partire dal 27 settembre. È stata ipotizzata, da quanto trapela, una proroga fino al 15 ottobre. Ma l’ufficialità ancora non c’è.
Da una operatrice socio sanitaria contrattualizzata dall’Asrem per l’emergenza Covid abbiamo ricevuto la lettera che ha inviato al governatore Toma. Volentieri la pubblichiamo.

Caro signor presidente, io sono un operatore socio sanitario assunto a partita Iva presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso. Non sono di quelli che si trovano a diretto contatto con il Covid. Sono in seconda linea in altri reparti, meno pericolosi, ma non meno importanti.
Volevo solo portare alla sua attenzione l’operato di noi Oss in questo periodo così incisivo. Come lei sa, chi sceglie questa professione sceglie uno specifico rapporto con una persona, in determinate condizioni dell’esistenza… Persone malate su cui lavorare, non macchine; persone dotate di speciali diritti ed onorabilità. Abbiamo dei doveri verso loro, le loro famiglie, verso la società e soprattutto verso Dio, rispettando sempre il credo di tutti.
La mia arma vincente, signor presidente, è l’ironia… Mi diverto quando andando in sala operatoria per l’intervento tanto atteso, faccio ridere i pazienti, facendo battute sull’ascensore che traballa o sulla barella che cigola e loro ridono di gusto, distolti dal pensiero delle prossime ore, e mi dicono: «È bello avere accanto persone così in questi momenti!». Al risveglio, poi, sofferenti ma felici di rivedermi, mi dicono: «Meno male ci sei tu» e io lì con la mia battuta pronta.
Sa, signor presidente, noi Oss entriamo nell’intimo fisico e psicologico di ogni persona e lì mi rendo conto di quanto sia fragile la natura umana, quando viene colpita da una tragedia familiare, dall’esito catastrofico di una biopsia o di un qualsiasi altro accertamento… E, come lei sai, signor presidente, in quell’istante una carezza vale più di mille parole. Sì, una carezza, anche se abbiamo l’obbligo di evitare il contatto umano.
Che bello, quando esco dalle stanze e sento sussurrare: «Questa è simpatica, ci fa ridere!».
Concludendo, signor presidente, le porgo distinti saluti, dicendole: «Questi siamo noi Oss».
lettera firmata

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