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Vaticano, le dimissioni di Becciu e l’ombra dell’affaire con Torzi

Non è affatto un esile filo rosso quello che lega il Molise e lo Stato Pontificio.
L’inchiesta, che ha portato all’arresto del primo laico estraneo alla Santa Sede – il broker bassomolisano Gianluigi Torzi – è legata a filo doppio con Angelo Becciu: quando la Santa Sede decise di acquistare con i soldi dell’obolo di San Pietro quel palazzo – che, da magazzini della Harrod’s si sarebbe trasformato in un condominio extralusso -, Becciu ricopriva il ruolo di sostituto della segreteria di Stato. Un investimento difeso a spada tratta dall’ex cardinale sardo, dimessosi giovedì sera dopo un’udienza drammatica dal Santo Padre, ma che papa Francesco non ha affatto gradito.
La notizia dei fondi dell’obolo di San Pietro utilizzati per acquistare il palazzo londinese è un tassello: Becciu finisce in un altro scandalo, che profuma sempre di soldi. Avrebbe dirottato il denaro delle elemosine verso fondi speculativi. E, come in un film già visto, avrebbe anche dato una mano alla famiglia. La sua. Se l’arresto del broker molisano (scarcerato dopo aver collaborato con gli organi inquirenti del Vaticano) aveva già messo in allerta Bergoglio, altre operazioni – che portano sempre la firma del cardinale Becciu – hanno accelerato la richiesta di chiarimenti.
Allora, ai tempi non lontani dello scandalo londinese che ha travolto il broker molisano, Becciu dovette vedersela anche con il segretario di Stato, Pietro Parolin. «Operazione immobiliare opaca» il suo giudizio. «Ho agito nell’interesse della Santa Sede» la replica del prelato che poi prese le distanze da Torzi – «non lo conosco» – e spiegò il valore dell’investimento: l’immobile acquistato con i soldi dell’obolo di San Pietro, una volta in vendita, avrebbe fruttato il doppio della cifra utilizzata per acquistarlo. Duecento milioni, più 40 per comprare una parte mancante, al netto della commissione di 15 milioni per il molisano Torzi.
Una ferita per il Santo Padre, che vuole che l’inchiesta sia chiusa il prima possibile e che chi ha sbagliato paghi. E così, come racconta l’Adnkronos che ieri ha seguito la conferenza stampa dell’ex cardinale Becciu, le ultime 48 ore del prelato sono state al cardiopalmo. Prima il faccia a faccia con papa Francesco, 20 minuti infiniti, poi la lettera di dimissioni. Anche se, come ha spiegato ieri, «dell’affare di Londra, con il Santo Padre non se ne è parlato». Becciu ha rassegnato le dimissioni e ha rinunciato ai diritti del cardinalato. La conferenza stampa non è un atto di sfida verso il Papa, ha chiarito. «Ognuno ha diritto alla propria innocenza», ha detto ai giornalisti. «Non temo l’arresto perché non ho commesso reati, non mi sento un corrotto – le parole di Becciu – Non ho ricevuto comunicazioni dai magistrati ma sono pronto a chiarire con loro tanto più che ora non ho più i diritti ‘da cardinale’ e non ho più l’obbligo di essere esaminato solo dal Papa». Accuse surreali – gli atti di peculato – quelle recenti che gli vengono mosse, ha continuato. Centomila euro – che arrivavano sempre dall’obolo di San Pietro ma con un «fine caritativo» – destinati alla Caritas di Ozieri (in Sardegna) per sostenere la realizzazione di alcune opere. Nulla questio se non fosse che quei fondi sarebbero transitati dalla Caritas ad una cooperativa gestita dal fratello del prelato. «In 7-8 anni non avevo mai fatto un’opera di sostegno per la Sardegna – si è difeso -. So che nella mia diocesi c’è un’emergenza soprattutto per la disoccupazione, ho voluto destinare quei 100mila euro alla Caritas» ha detto ai giornalisti. «Per il palazzo di Londra – ha continuato – l’Obolo di San Pietro non è stato toccato, non è stato utilizzato. La Segreteria di Stato aveva un fondo, doveva crescere». Ora per l’affare londinese, sotto i riflettori c’è il sostituto nominato Edgar Pena Parra. Venezuelano, nunzio apostolico, la sua è la carica-chiave della Curia: il suo nome viene evocato dalle carte dell’inchiesta come persona che sapeva dell’accordo raggiunto con Torzi per la commissione da 15 milioni, l’evento decisivo di tutta la vicenda. Che non finisce con le dimissioni del cardinale Becciu.
ppm

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