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Affare di Londra, su Torzi ora indaga anche Milano

Mentre oltre Tevere si fanno i conti con l’ennesimo filone ‘scandaloso’ del caso Becciu – 500mila euro usciti dalla casse vaticane quando il cardinale ‘revocato’ e finiti sul conto della 39enne sarda, lei dice per mediazioni umanitarie mentre per gli inquirenti sono stati polverizzati in shopping di lusso – a Milano la procura indaga sul ruolo di Gianluigi Torzi nella gestione del palazzo di Londra.
A carico del broker molisano, racconta il Fatto quotidiano ieri in edicola, ci sono quattro fascicoli aperti «sulle scrivanie di quattro diversi sostituti procuratori, per reati che vanno dalla truffa alla bancarotta». Il più risalente, ricostruisce Gianni Barbacetto, riguarda il crac di Banca Mb nel 2012. Quello più recente, aperto a luglio, «nasce invece da una rogatoria inviata dal Vaticano» e riguarda l’affare di Sloane Avenue – il palazzo che il Vaticano voleva acquistare e da trasformare in appartamenti di lusso ma l’operazione secondo gli inquirenti è costata milioni di perdite -, affare in cui Torzi subentrò al finanziere di Pomezia based in London Raffaele Mincione nel 2018.
I magistrati milanesi, dice il Fatto, «stanno cercando di ricostruire le operazioni dalla Gutt sa, società lussemburghese di Torzi che viene alla ribalta nel 2018. Il 15 agosto di quell’anno, Becciu viene rimosso dal suo incarico e mandato a pensare ai beati, come prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Lo sostituisce agli Affari generali della Segreteria di Stato l’arcivescovo venezuelano monsignor Edgar Peña Parra. Nel novembre del 2018, il nuovo arrivato mette alla porta Mincione, accusato di aver provocato pesanti perdite alle finanze vaticane. A prendere il suo posto arriva Torzi con la Gutt. Lo assiste, da Milano, l’avvocato Squillace (indagato insieme a Torzi anche per il crac Mb, ndr). Ora l’indagine della procura milanese, in risposta alla rogatoria vaticana, dovrà ricostruire l’operazione per i promotori di giustizia Giampiero Milano e Alessandro Diddi, i “pm del papa”, fornendo loro anche i documenti sequestrati a Squillace».
A fine 2018 la Santa Sede liquidò al fondo Athena di Mincione 40 milioni, cercando di venire in possesso del palazzo. Torzi, «entrato in partita, aveva ceduto al Vaticano 30mila azioni della Gutt senza diritto di voto, mantenendo per sé 1.000 azioni con diritto di voto, che gli avevano permesso di mantenere il controllo del palazzo». Per cederle al Vaticano, come emerso a giugno quando fu arrestato e trattenuto nella caserma della Gendarmeria, aveva chiesto 30 milioni, ottenendone 15. L’ipotesi proposta dal giornale diretto da Gomez è che quei 30 milioni gli servissero per un’operazione con la Popolare di Bari. «Vincenzo De Bustis, allora consigliere delegato della banca pugliese, aveva annunciato l’arrivo di titoli per 30 milioni sottoscritti da una società maltese, la Muse Ventures Ltd, fondata da Torzi con un capitale di soli 1.200 euro». ma i fondi non arrivarono. Arrivò invece l’antiriciclaggio a segnalare, fra le altre cose, la «sproporzione tra i mezzi propri del sottoscrittore», la Muse, «e l’importo della sottoscrizione dei titoli», oltre che Torzi e il padre sono «nelle liste mondiali di bad press (WorldCheck) per diverse indagini a suo carico». E a Milano, dunque, ora sul conto del broker nato a Guardialfiera – noto in Molise anche perché era socio dell’ex presidente Frattura – ce ne sono quattro.
ppm

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