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Nuovo Dpcm, stretta sulla movida: potere ai sindaci per il ‘coprifuoco’

Bisogna fare presto. I numeri del contagio salgono in maniera preoccupante e vanno fermati prima che sia troppo tardi. Il nuovo Dpcm, l’undicesimo dall’inizio della pandemia, contiene altre misure contro il virus che nelle ultime 24 ore ha fatto 69 vittime e contagiato 11.705 persone su 164.541 tamponi processati. E se sono ancora in crescita i dati della pandemia in Lombardia (2975 contro i 2664 del giorno prima), in Campania si registra invece uno stop agli incrementi dei contagi (1376 rispetto a 1410) secondo l’ultimo bollettino dell’unità di crisi. Ma la pressione sugli ospedale è tanto forte da indurre il governatore De Luca a bloccare i ricoveri programmati e a sospendere gli ambulatori, lasciando il via libera solo alle urgenze e alla prestazioni oncologiche.
Nel pieno della seconda fase dell’infezione, i numeri registrati hanno messo fretta al governo. Ieri mattina tre ore di confronto con Regioni ed enti locali per decidere l’ulteriore stretta alla movida che dà facoltà ai sindaci di chiudere piazze e strade già alle 21, più didattica a distanza a rotazione per i ragazzi degli ultimi anni delle superiori e, per alleggerire i mezzi pubblici, ingressi scaglionati nelle scuole e nei luoghi di lavoro che restano i pilastri da tutelare in questo periodo. Stop a tutti gli sport da contatto, anche quelli dilettantistici.
«Abbiamo voluto che ci fossero tutti gli attori in campo, dai ministri competenti per materia, alle Regione, agli enti locali, per uscirne più uniti e più forti – spiega Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali che prima della conferenza stampa del premier Conte anticipa la cornice entro cui sono state decise le nuove misure anti Covid: «Siamo in una fase nuova dell’emergenza sanitaria, con reti sanitarie più forti ma con tanti contagi in più e molti tamponi in più. Solo con la flessibilità e la responsabilità di tutti riusciamo a trovare soluzioni condivise. Su scuola, università e trasporti le proposte di Regioni ed enti locali sono di buon senso e vanno nella direzione auspicata da tutti noi per tutelare al massimo salute, attività scolastiche e universitarie e funzionamento delle nostre città. Chi vive le complessità quotidiane dei territori merita il massimo dell’ascolto».

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