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Termoli, una farfalla bianca vola in cielo: “Ciao Sara”

«C’è una farfalla bianca che prova a nuotare, ha l’aria di chi sa che il mondo mente, vorrei darle di più di quel che posso dare, farle sentire di più di quel che sente, si posa una farfalla sulla spalla. Oggi mi siedo e resto ad ascoltarla, poi dice che non è più tempo di parlare, che poi domani ha un’altra vita da incontrare, dice ti prego mi porti al mare, avrei solo bisogno di capire, se è giusto vivere quel che rimane. Ed io ti porterei, io ti porterei, in un posto dentro, in quel posto dentro me». Le parole della canzone di Ultimo hanno scandito gli ultimi minuti di presenza terrena di Sara Favia, la 17enne che ha visto infranta una vita piena di speranze da un tragico schianto, all’esterno della cattedrale, dove ieri pomeriggio ne sono stati celebrati i funerali. Definire straziante quei momenti è eufemistico. Ai genitori, al fratello, agli amici, alla comunità termolese, è stato strappato via il cuore. Candida l’immagine di Sara, quel berretto da marinaio sulla bara, l’ultimo abbraccio del padre, che non voleva staccarsene. Immagini che rimarranno nella mente di tutti. La madre l’ha definita luce della sua vita, i palloncini colorati, compresi gli ultimi tre della famiglia, gli striscioni e i cartelli dei compagni di scuola. Una città si è fermata, seppur distanziata, per accompagnarla in cielo e riflettere, su come camminiamo su un filo sospeso. Troppo piccolo il duomo, lo sarebbe stato anche senza norme anti-Covid. La messa è stata officiata da don Silvio Piccoli, con don Benito Giorgetta e don Gabriele Mascilongo. «Solo qualche parola per accogliere l’annuncio – ha affermato Don Silvio – che ci viene dalla sacra scrittura come luce per la nostra vita. Mamma dicevi era la luce della mia vita. Sara era la luce di Dio, il mare, la passione per la musica, il cantare con la capacità di sintonia con gli altri sono cose grandiose che noi non riusciamo a cogliere in altre relazioni della vita. Per Sara è qualcosa che nessuno si aspettava ma c’è il compiersi del progetto della vita di ogni persona e la luce che Dio ha acceso perché l’uomo non riuscirà mai a spegnere la luce di Dio perché ciò che Dio ha acceso e che chiama all’esistenza dovrà secondo la logica del suo amore vivere per sempre. Siate pronti agli eventi della vita e ce lo dice con una immagine bella. Siate pronti ad essere serviti da Dio perché chi sa accogliere il Signore si vedrà accolto alla mensa. Sara è stata un dono grandioso, una luce nella vita. La luce della vita di una mamma e di un papà perché i figli sono la luce della vita. Il Signore traccerà il cammino che non finisce in una bara. Questa segna il nostro tempo ma il cammino va verso l’abbraccio di Dio che è affidato molto alla nostra umanità. Ho visto tanti giovani – ha concluso don Silvio – non sfidate la vita ma accarezzatela e quando vi sentirete pieni di vita ricordatevi che siamo tutti fragili». Poi, la testimonianza di Gaia, l’amica del cuore, che ne ha ripercorso sogni e progetti, condivisi assieme, tutto il vissuto. Ciao Sara.

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