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«La politica è lontana dalle nostre necessità, la Regione ci ascolti»

Imprenditori che non si sono tirati indietro, che per la seconda volta – a distanza dal lockdown della scorsa primavera e dopo aver investito in sicurezza e adeguamento delle strutture -, seppur a malincuore hanno chiuso le proprie attività per attenersi al discusso Dpcm del 24 ottobre, quello che per molti di loro può trasformarsi nel colpo di grazia. Ieri mattina, il secondo appuntamento della protesta che ha toccato il Consiglio regionale, il Comune capoluogo e infine la Prefettura. Decine di imprenditori della ristorazione, dell’intrattenimento, titolari di impianti sportivi e palestre hanno manifestato – pacificamente – i propri timori per gli effetti di questa serrata. Una delegazione ha poi incontrato il Prefetto, Maria Guia Federico. Nell’ufficio del Palazzo di Governo anche Amelia Mascioli, presidente del centro sportivo M2. «Al Prefetto abbiamo riportato quelli che sono i nostri bisogni di base – spiega -: ci è stato detto di adeguarci alle normative e ai protocolli, abbiamo investito per garantire la sicurezza dei nostri clienti, abbiamo sottoposto ai test sierologici i nostri collaboratori. Nei dieci giorni di ‘stand by’, prima del Dpcm del 24 ottobre, siamo stati controllati, ci hanno elogiato ma poi alla fine il Governo ha disposto ugualmente la chiusura: c’è qualcosa che non va – rimarca l’imprenditrice campobassana – noi lavoriamo nel mondo dello sport, insegniamo a chi ci sceglie quanto sia importante rispettare le regole e accettare anche quelle che ci sembrano scomode ma passa il messaggio che, regole o no, rispetto o meno, la sorte è la stessa. Anche oggi stiamo rispettando il dettato del Dpcm, ad eccezione della squadra agonistica che si sta allenando, la struttura è chiusa. Non so fino a che punto potremo andare avanti – ammette -, non abbiamo le risorse economiche per tenere aperta una piscina semiolimpionica per 60 persone. Va bene tutto, quello che abbiamo subito, i due spicci che abbiamo accettato con il primo lockdown, l’entità del ristoro anche se non c’è ancora chiarezza ma, comunque vada, sarà una goccia nell’oceano». Cosa manca e cosa servirebbe oggi? «Nell’immediato si può anche riuscire a fare fronte, a tamponare una emergenza temporanea ma abbiamo bisogno non dico di una progettualità ma di una prospettiva. Abbiamo collaboratori strutturati che ancora non prendono la cassa integrazione di giugno, e questo non è possibile: ci danno il contentino e poi che succede? Se non arrivano i soldi dalla Regione per i collaboratori, se i fondi del Governo non sono bastevoli, noi non abbiamo le forze per tornare ad esserci». Dopo il lockdown, il 40% dei clienti abituali non è tornato a frequentare l’impianto sportivo. «Abbiamo riconosciuto un voucher a chi aveva un abbonamento in corso, interrotto dalla pandemia – spiega ancora Amelia Mascioli – e quindi chi ha comprato il secondo abbonamento non lo ha pagato a prezzo pieno ma scontato dell’importo del voucher. Nessuno ci ha coperto queste perdite, sia chiaro. E adesso accadrà per la terza volta. Questo significa rallentare le vendite e non sappiamo fino a quando, senza contare che dovremo riabituare i nostri clienti. Essere imprenditori significa assumersi il rischio d’impresa ma questo non lo è, è una beffa: nonostante il rispetto dei protocolli e gli investimenti per la sicurezza, abbiamo chiuso lo stesso». Il Prefetto ha comunicato alla delegazione che avrebbe riferito le istanze emerse dall’incontro al presidente Toma nel corso di una videoconferenza, prevista per ieri sera, nonostante il lutto che ha colpito il governatore. «Ci sono Regioni che hanno destinato capitoli interi e importanti allo sport per sostenere, con misure diverse, palestre e piscine che hanno come è evidente costi diversi. Sarebbe opportuno – conclude Amelia Mascioli – che la Regione ricevesse una delegazione rappresentativa delle categorie coinvolte in questa serrata, che dalla politica ci fosse una vera e concreta fase di ascolto. Io ho avvertito uno scollamento forte tra i due mondi, quello operativo e quello politico, governativo e amministrativo. Non hanno nessuna idea di quello che realmente ci sta accadendo e questo rende, di fatto, qualsiasi provvedimento inefficace. Se ci ascoltassero, le nostre richieste magari potrebbero implicare persino uno sforzo minore rispetto a quello ipotizzato».
red.pol.

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