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Generale senza truppe, Giustini non ci sta e chiede a Speranza poteri reali

«Sono un generale della Repubblica: non sono venuto qui a sbarcare il lunario».
Angelo Giustini è commissario per il piano di rientro della sanità in Molise da quasi due anni. Il governo gialloverde ci mise otto mesi per individuare lui come successore dell’ex presidente-commissario Frattura. Al governo giallorosso, Giustini oggi chiede poteri veri – quelli che sono stati affidati dal decreto in fase di pubblicazione in Gazzetta al neo commissario della Calabria – oppure dovrà prendere atto che non ci sono più le condizioni per continuare. E lo spiega a Primo Piano sottolineando: non sono venuto qui a sbarcare il lunario, senza uomini e mezzi non si può lavorare.
Quando si insediò insieme alla sub Ida Grossi ebbe difficoltà a farsi assegnare perfino una stufetta per scaldarsi nella stanza abbastanza spoglia che gli fu assegnata a Palazzo Vitale. Niente segreteria dedicata alla struttura commissariale, neanche un autista. Ricorderanno tutti che il presidente della Regione gli mise a disposizione una Panda. Come l’ex collega Saverio Cotticelli, generale dell’Arma dimissionato dallo stesso premier che lo aveva spedito in Calabria dopo un’intervista infelice. A ‘Non è l’Arena’ domenica sera Cotticelli ha raccontato l’accoglienza gelida che gli fu riservata due anni fa, sembrava di rivivere scene viste in Molise nello stesso periodo.
Destini incrociati, quelli di Molise e Calabria: lo Stato si riprende la potestà di decidere in sanità per via dei debiti ma poi molla commissari e territori al loro destino perché di fatto da 13 anni la situazione non è cambiata. Decidono i commissari la programmazione dei servizi ma il tavolo tecnico dice quasi sempre no perché i conti non tornano. Un cortocircuito che è stato un gioco al massacro sulla pelle dei cittadini perché se il debito è calato poco (oppure come nel caso del Molise si era arrivati a un passo dall’uscita dal tunnel e poi di nuovo giù nel precipizio), è diminuita molto invece la qualità dell’assistenza sanitaria. Taglia oggi e taglia domani, l’arrivo del Covid ha reso evidente che al Sud non è rimasto quasi più nulla.
Giustini, dunque, arriva in Molise a fine dicembre 2018 (la nomina è del 7 dicembre). Generale e medico, ha diretto il comparto sanitario della Guardia di Finanza. Chiede a Roma, a febbraio 2019, una segreteria, un’auto, un addetto stampa. Finisce sulla graticola mediatica probabilmente per i profili richiesti. Il senso, si comprendeva, era avere collaboratori di propria fiducia per un incarico delicato. Due anni dopo, il decreto Calabria bis di Speranza assegna al commissario di quella Regione 25 unità di personale, non due o tre.
Due anni difficili, di contrapposizione con la Regione sui conti che non tornano. Insieme all’advisor Giustini porta allo scoperto mancati trasferimenti dal bilancio regionale a quello della sanità. Il generale va ripetutamente alla Corte dei conti. Al netto di rapporti personali e istituzionali con il governatore Toma che sono migliorati in questi mesi di emergenza, Giustini non ritiene di aver potuto svolgere appieno il suo ruolo. Contrasti con la Regione, da qualche mese anche con l’Asrem e dall’altro lato il tavolo tecnico che lo bacchetta.
Finché, contraddicendo l’opinione consolidata che con lui al Ministero si potesse far tornare la sanità nelle mani delle Regioni commissariate, Roberto Speranza non rafforza ancora di più invece i poteri dell’inviato del governo in Calabria. Lo fa con un decreto Calabria bis che oltre a confermare al commissario il potere di decidere e revocare (monitorandone direttamente l’operato) i capi delle aziende sanitarie e ospedaliere, gli assegna anche una dotazione organica autonoma da quella del dipartimento Salute della Regione mettendolo in condizione, sulla carta, di potersi far valere concretamente.
A Speranza e al collega dell’Economia Gualtieri, Giustini ha scritto in queste ore chiedendo l’estensione delle misure contenute nel decreto Calabria bis. E ha scritto anche ai deputati del Molise: il provvedimento comincerà l’iter di conversione in legge proprio dalla Camera. Lì può essere utilmente modificato: in Senato andrà con la procedura della mozione di fiducia.

 

ritai

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