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Altri 19 contagi a Termoli e il Pd attacca Roberti

Altri 19 contagi a Termoli e il Pd attacca Roberti

Altri 19 contagi a Termoli e c’è chi ammonisce l’inerzia del Comune. «Questa è Termoli, i controlli dove sono?» Lo chiede il circolo dem adriatico. «Ci lascia davvero piacevolmente stupiti l’intervento del sindaco di Termoli sulla questione Covid. Stupiti perché da un anno a questa parte, da quando cioè è scoppiata anche in Italia la pandemia da Coronavirus, non si è mai preoccupato né di fare qualcosa, né tantomeno di comunicarla ai suoi cittadini. Solo dopo i nostri interventi ha iniziato a diramare, tramite gli organi di comunicazione ufficiali del Comune e il suo profilo Facebook, i bollettini diffusi peraltro già dalla Asrem, e qualche sporadica ordinanza sulla apertura/chiusura scuole e sulle date di fiere e mercati. Per il resto nulla. Nulla di quello che ci si aspetta dal ruolo che riveste, quello di sindaco e pertanto autorità sanitaria. Basta non andare lontano per vedere invece l’attività di altri primi cittadini come lui, quello di Campobasso o quello di Larino, solo per citarne alcuni, che hanno invece sempre tenuto informate le loro comunità sui vari cluster, sulle iniziative volte a contenere il contagio, si sono battuti ed hanno ottenuti posizioni drive in per tamponi di massa in seguito a picchi di contagio, si sono fatti portavoce di proposte volte a contrastare il virus ed organizzare la gestione della pandemia (si veda la richiesta del sindaco Puchetti per la riapertura del Vietri ed i il grande lavoro di coinvolgimento di quasi tutti i sindaci molisani). A Termoli in 12 mesi non è avvenuto niente di tutto questo. Eppure Roberti lo ricordiamo bene in prima linea a manifestare contro la chiusura del Punto Nascita dell’Ospedale San Timoteo. Forse l’attuale pandemia non meritava la sua stessa attenzione? Non meritavano la sua determinazione ed il suo vigore i tanti medici che stanno fronteggiando la pandemia? gli operatori del 118 e i moltissimi cittadini di Termoli e paesi limitrofi che nell’arco di questi mesi si sono ammalati, hanno dato il massimo e sono adesso stremati da ritmi incessanti e dal timore dei contagi? Sembra davvero che Roberti si sia accorto solo adesso di cosa sta accadendo in Molise e in particolare a Termoli, ed oggi si scaglia contro Florenzano (e perché non contro Toma che invece ha anche lui la sua bella parte di responsabilità nella cattiva gestione di questa emergenza sanitaria, dato che è a capo della Protezione Civile?). A cosa serve alzare la voce adesso? Peraltro senza mettere in campo nessuna proposta o richiesta concreta al presidente della Regione per tutelare i cittadini, ma facendo il solito populismo “Non sono disposto ad accettare questa improvvisazione”. Ma la situazione sanitaria è totalmente disorganizzata da quasi un anno! E che gli effetti della disorganizzazione sarebbero ricaduti gravemente anche sul San Timoteo era ampiamente prevedibile. Soltanto che mentre prima, quando lo dicevamo noi e le altre forze d’opposizione, lui ci rispondeva che a Termoli andava tutto bene e che noi eravamo dei menagrami, adesso invece evidentemente ha aperto gli occhi. Speriamo davvero che adesso non sia troppo tardi. Se solo ci avesse ascoltato e anziché mettersi contro di noi solo per questioni politiche si fosse schierato CON NOI, insieme saremmo stati più forti nel chiedere al presidente Toma di predisporre un reale piano di contenimento della pandemia, misure di sicurezza adeguate al San Timoteo e tutela per i nostri ammalati. Anziché assistere quasi da spettatore esterno allo scempio che Toma e Florenzano hanno fatto del nostro ospedale e della nostra Sanità avrebbe potuto battere i pugni sul tavolo, o abbattere le famose porte della Regione (così come aveva gridato a gran voce durante la campagna elettorale) per difendere il nostro ospedale e, di conseguenza, proteggere tutti noi cittadini. Ora con le ultime ordinanze si ricorda, da autorità sanitaria, di correre ai ripari. Troppo tardi. Ai Termolesi servono verità, competenza e capacità di decisione, non pannicelli caldi».

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