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Trasporto Covid, il ‘soccorso’ all’Asrem arriva da Scafati

Trasporto Covid, il 'soccorso' all’Asrem arriva da Scafati

Unica istanza dichiarata «regolare» fra quelle (poche) pervenute e convenientissima rispetto ai costi del settore, fa sapere chi nel settore lavora. Quando si dice Campania felix…
Dal 3 febbraio fino al 31 marzo (termine poi eventualmente prorogabile) del trasporto intraospedaliero da Termoli, Isernia e Agnone verso Campobasso di sospetti Covid o positivi accertati si occuperà il Consorzio servizi sanitari di Scafati. All’Asrem ha offerto di farlo per 250 euro a trasporto se è medicalizzato e per 200 euro se invece basta l’infermiere a bordo dell’ambulanza. In totale 54mila euro da qui alla fine dell’affidamento, calcolando mediamente quattro viaggi al giorno.
Il tutto con «decorrenza immediata», stabilisce la delibera del dg Florenzano. Ma ieri, 5 febbraio, un sospetto Covid è rimasto a lungo davanti al pronto soccorso del Veneziale aspettando di sapere se sarebbe stato trasferito al Cardarelli su un’ambulanza del 118 del Molise.
La procedura è stata avviata con un provvedimento del 15 gennaio che arrivò a valle della difficoltà, più volte rappresentata, del 118 ordinario nel dover far fronte pure ai trasporti Covid. L’avviso è stato pubblicato il 18 gennaio ed è talmente scarno – sarà stata l’urgenza o la consapevolezza che è difficile trovare chi in Molise si sobbarca un servizio del genere per così poco tempo e senza alcuna certezza sui tempi di prosecuzione (legati all’emergenza) – da far sorgere qualche domanda.
Cosa chiede l’Asrem? Il trasporto in biocontenimento di pazienti Covid o sospetti tali dagli ospedali spoke all’hub di Campobasso, trasporto che sarà richiesto dai pronto soccorso e che potrà essere medicalizzato (quindi si deve fornire ambulanza, autista, soccorritore, infermiere e medico) o non medicalizzato (tutto quello di cui sopra tranne il medico). Inoltre, si deve eseguire il servizio con ambulanza di tipo A, bisogna garantirlo h24 tutti i giorni compresi i festivi e l’intervento deve avvenire entro 30 minuti dalla chiamata. Si rivolge agli operatori economici – quindi le associazioni e onlus che singolarmente gestiscono le postazioni del 118 in Molise secondo i più non possono partecipare a meno di mettersi insieme in Ati – che abbiano svolto servizi analoghi negli ultimi tre anni o nel più breve periodo dell’avvio dell’attività. Si intende, per logica, che il servizio sia genericamente il trasporto intraospedaliero a chiamata, non dei Covid, visto che il Covid – per fortuna – c’è da solo un anno.
Nessuna indicazione di valore per l’offerta, nessun range: offerta ‘libera’. Solo, il prezzo – avvertiva l’avviso – deve intendersi omnicomprensivo di ambulanza A equipaggiata col personale che a sua volta dovrà essere dotato di tutti i dispositivi di protezione individuali previsti dalle norme, copertura assicurativa, bollo, manutenzione e costo di carburanti, sanificazione dopo ogni trasporto.
Secondo le stime di operatori del settore, e sembra essere il motivo per cui quasi nessuna associazione che gestisce le postazioni 118 del Molise ha partecipato, per garantire a costi di mercato (senza ribassi che i margini dei piccoli numeri molisani non consentono) il servizio bisognerebbe mettere in conto circa 1.000 euro al giorno a postazione. Conoscendo l’orografia della regione, inoltre, sempre secondo chi opera in Molise servirebbero due postazioni almeno. A ‘buon peso’, 100mila euro al mese. Css ha offerto la metà per due mesi.
Soltanto la Misericordia di Termoli e il consorzio abruzzese Sgs hanno inviato un’offerta oltre il Css della provincia di Salerno e le loro sono risultate «incomplete e non corrispondenti a quanto richiesto dall’avviso».
Ora, negli ambienti del 118 serpeggia il malumore. Allo stesso tempo, però, va detto che erano le stesse onlus a chiedere di essere sgravate dal trasporto dei Covid – che le stava mettendo in oggettiva difficoltà nel gestire l’emergenza ordinaria sul territorio – e sempre loro non hanno risposto all’avviso (ancora consultabile sul sito dell’azienda sanitaria) perché ritenuto anti economico.
Css evidentemente ha medici, infermieri, ambulanze a disposizione per garantirlo a soli 54mila euro per due mesi. Ma chi è Css? Il consorzio, si legge sul suo sito internet, offre protocolli di gestione, management specializzato e consulenza e formazione. E se volessimo saperne di più? Scopriremmo che il sito in realtà è una pagina statica. Inutile cliccare su ‘contattaci’: non si apre nulla. Allegati, e consultabili, ci sono invece il codice etico e un modulo di richiesta informazioni da inviare via mail. Tutto qui. Ah, no. Ci sono anche due foto di un’ambulanza e di un’auto medica.
Su Icribis, la scheda del Consorzio servizi sanitari fornisce qualche dato in più: è una società di capitale ed è iscritta col codice Ateco “attività di consulenza per la gestione della logistica aziendale”. Che fa pensare a chi noleggia flotte aziendali. Mentre le imprese che si occupano del trasporto sanitario (e anche alcune onlus in Molise che hanno allineato il codice Ateco pur non essendo obbligate) sono qualificate come “servizi di ambulanza, delle banche del sangue e altri servizi sanitari”. Quindi il Css ha ambulanze, medici e infermieri o li deve reperire? E se li deve reperire basteranno 54mila euro per remunerare adeguatamente e secondo le soglie di legge i servizi e le prestazioni professionali che deve fornire ad Asrem?
Al Molise coi suoi piccoli numeri è sembrato un po’ poco. Nella grande Campania felix evidentemente non è così…
ritai

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