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Curare il Covid subito e a casa si può, il racconto del dottor Cavanna

Curare il Covid subito e a casa si può, il racconto del dottor Cavanna

Quando gli si chiede quanti pazienti Covid ha curato a casa, anche solo un’idea, Luigi Cavanna risponde in maniera estremamente precisa: 340. Non solo un’idea, lui ha il quadro esatto. E in questo quadro, disegnato con terapie domiciliari precoci, la percentuale di ricoveri «è stata inferiore al 5%».
Ospite a Fuoco incrociato, il primario oncologo di Piacenza a cui Time ha dedicato la copertina, racconta il lavoro instancabile, i risultati, la tenacia nell’assioma in cui crede: la sanità deve andare incontro ai bisogni del malato. Un oncologico, un cronico, un affetto da Covid spesso in ospedale corrono più rischi. E allora, al bisogno di salute di una popolazione sempre più anziana e con più patologie si deve rispondere il più possibile al domicilio. Basti ricordare che in Molise, dati dell’azienda sanitaria regionale, quattro persone su dieci soffrono almeno di una malattia cronica per capire il pericolo a cui questa popolazione è esposta per via del Covid.
A Teleregione Cavanna quindi racconta della sua piccola equipe: lui insieme al suo caposala e un ecografo portatile oltre ad altre attrezzature utili al monitoraggio della malattia, casa per casa, hanno assistito quindi oltre 300 Covid. Non proprio paucisintomatici, ma persone che presentavano un quadro moderato o severo. Niente antipiretico e vigile attesa: l’attesa può essere dannoso.
È lui l’ideatore del protocollo che il “Comitato per il diritto alla cura tempestiva domiciliare nell’epidemia di Covid” sta proponendo alle regioni. Risposte sono arrivate «dalla Lombardia, dalla Sicilia, da altri territori. E mi auguro che anche in Molise il commissario ci dia un riscontro», argomenta il presidente del comitato, l’avvocato napoletano Erich Grimaldi.
«I capisaldi (del protocollo terapeutico, ndr) sono essenzialmente questi: antinfiammatorio, cortisone, punture di eparina, antibiotici e, a mio avviso, anche l’idrossiclorochina per sette giorni», spiega Cavanna. Anche se sull’idrossiclorochina c’è un dibattito di segno diverso, a suo parere, si è dimostrata efficace.
Una scossa alle istituzioni, che oggi – un anno dopo l’inizio della pandemia – ancora sembrano concentrate prevalentemente sulla formula dell’ospedale: questo l’obiettivo del comitato che ha anche una pagina Fb (Terapia domiciliare Covid19 in ogni regione) e che ha vinto per esempio la battaglia sugli anticorpi monoclonali, ora autorizzati dall’Aifa. Monoclonali, aggiunge Grimaldi, che potranno essere di grande aiuto proprio nelle cure domiciliari.
«Covid è una malattia infettiva e se viene curata precocemente nei sintomatici si evitano l’ospedale e conseguenze peggiori», la conclusione – davvero basata sulle evidenze – del prof Cavanna.
ppm

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