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Stagione mai iniziata e già finita: turismo invernale in ginocchio

Ci risiamo. Quello che gli operatori del comparto turistico invernale temevano si è verificato ancora: è arrivata nella giornata di domenica la proroga da parte del Ministro della salute, su suggerimento del Comitato tecnico scientifico, dello stop alla riapertura degli impianti di risalita delle stazioni sciistiche italiane fino al prossimo 5 marzo. Decisione assunta proprio nel bel mezzo dei preparativi per la riapertura, che a Campitello era stata annunciata per il 19 febbraio. A distanza di pochissime ore quindi dal via libera alle sciovie è arrivato l’annuncio che frena gli entusiasmi e fa pendere nuovamente la spada di Damocle sulla testa dell’intero settore. A tal proposito, sono infatti subito tornati alla carica i rappresentanti delle scuole sci, ed in particolare i maestri, che si sono presto detti «umiliati dalle istituzioni». Il presidente nazionale dell’associazione Maestri di sci italiani, Maurizio Bonelli, sostiene che quest’ultima decisione sia «un evidente segno di scarsissima attenzione verso 15.000 famiglie che vivono di questa attività e che sono ferme dal 10 marzo del 2020». Ma nella stessa direzione, molto critica e amareggiata, si muove anche il commento del presidente molisano del Collegio maestri di sci, Alberto Gentili. «A poche ore dall’apertura prevista degli impianti di risalita precedentemente prevista nelle Regioni nella cosiddetta “zona gialla”, il ministero è intervenuto vietando l’attività agli sciatori amatoriali, dimostrando per l’ennesima volta una scarsa sensibilità nelle tempistiche. Siamo sconcertati, increduli e sgomenti. Non ci sono altre parole per descrivere la sensazione di abbandono che avvertiamo. Sembra una vera e propria presa in giro: a distanza di poche ore è cambiato radicalmente il parere degli esperti e di conseguenza delle istituzioni, con una situazione epidemiologica pressoché inalterata – commenta Gentili, stizzito -. Con ciò non voglio dire che sia ingiusto tenere chiusi gli impianti, perché lo stato di emergenza sanitaria, soprattutto qui in Molise, è sotto gli occhi di tutti, e quindi lascio ovviamente ogni valutazione agli esperti. Ma voglio rimarcare come nei nostri confronti non vi sia un briciolo di sensibilità. Ci avevano letteralmente illuso, dicendoci che avremmo potuto ricominciare con la nostra attività, salvo poi cambiare idea all’ultimo secondo gettandoci nella totale insicurezza, con tutta la macchina organizzativa in atto, riunioni in corso, protocolli in fase di studio, lavoratori sulle spine – aggiunge il maestro di sci di San Massimo -. A Campitello decine di professionisti della neve legati alla Scuola italiana sci si sono attrezzati e organizzati con il massimo rigore, pronti ad attenersi scrupolosamente ai protocolli e vademecum previsti, investendo risorse in una stagione già di per sé drammatica per il comparto, per essere comunque in pista alla riapertura prevista – continua -. Non posso che ammettere che questa ennesima battuta d’arresto sia per noi come per tutto il comparto l’ennesima dimostrazione di mancanza di rispetto per tutta la categoria e per il mondo della montagna in generale. Ma non solo: è anche la dimostrazione di una scarsa conoscenza delle specificità del territorio. A marzo infatti le condizioni climatiche, per il Matese, non sono più compatibili con l’inizio di una stagione sciistica. Queste decisioni quindi non sono giuste ed eque per tutto il territorio nazionale. Come non mai, in questo momento ci sentiamo umiliati nella nostra dignità di persone e di lavoratori professionali ai quali viene vietato il diritto al lavoro e, quindi, al sostentamento delle nostre famiglie da continue promesse rimaste tutte regolarmente disattese. Ora ci aspettiamo il giusto e doveroso ristoro dallo Stato – conclude Gentili -. Ristori di cui finora non abbiamo visto neanche l’ombra, nonostante una mia specifica richiesta al presidente della Regione Molise, Donato Toma, caduta nel silenzio». Un’esternazione, quella dei maestri di sci, che rappresenta drammaticamente bene il momento di disagio a cui decine, centinaia di persone sono soggette a causa della pandemia. Professionisti che, a Campitello, fanno i conti già da tempo con ben altre problematiche, dalla neve alle storture gestionali, che hanno notevolmente limitato la capacità dell’indotto già l’anno scorso, e che ora si vede del tutto compromessa da quest’ennesimo stop che rischia di offuscare ogni spiraglio di speranza rimasto.
R.G.

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