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L’urlo del Campobasso

L'urlo del Campobasso

Caparbio, febbricitante, voglioso, combattivo. Alla fine vincente. I tre punti che il Campobasso scarta come un regalo di compleanno sono un’ottima barretta energetica, altro che brodino caldo. La squadra è convalescente, sta provando a uscire dai postumi influenzali di Tolentino. E rialzarsi con una vittoria nella pancia è di gran lunga meglio che farlo a digiuno. Una sintesi per racchiudere una massima sempre buona nel calcio: i campionati si vincono anche portando in saccoccia successi ‘sporchi’, contro squadre che magari giocano meglio e sembrano più belle. Ci sono momenti in cui bisogna badare al sodo, non fare troppo i filosofi del calcio. E così, il Lupo si riscopre attendista, non aggressivo come suo solito, ma con un unico pensiero fisso in testa dal primo all’ultimo: strappare il bottino pieno. Ci ha pensato Mattia Rossetti, l’uomo della provvidenza verrebbe da dire. Mister Cudini l’ha spedito nella mischia a 18 minuti dalla fine, a lui ne sono serviti 8 per sfoderare il destro che ha deciso la partita. Al termine di un’azione personale da vedere e rivedere per preparazione ed esecuzione. Bisogna raccontare di un match tutt’altro che entusiasmante e brillante, nel quale si è rischiato di perdere – se solo i laziali avessero avuto una punta vera – e anche di pareggiarla all’ultimo secondo. Dunque, la batosta di mercoledì scorso non è stata così casuale. Spieghiamola meglio: più di qualche elemento sta tirando giustamente il fiato dopo aver tirato la carretta. E sopperire al periodo di appannamento di calciatori importanti come Bontà, Brenci e Cogliati, per fare qualche nome, non è così semplice. È stato importante, però, cercare e trovare le risorse giuste nella panchina ora sì lunga dei rossoblù: prima Ladu, poi soprattutto Rossetti e pure Tenkorang hanno vivacizzato la sfida nell’ultimo quarto d’ora creando i presupposti per conquistare vittoria e vetta solitaria. Proprio così, visto che il Castelnuovo è andato a sbattere contro il muro del Fiuggi di Incocciati (2-2 il finale).
La squadra del capoluogo ha avuto il pregio di essere umile, adeguandosi ai ritmi della partita e abbassando il proprio baricentro. Certo, l’Aprilia ha tenuto in pugno il possesso palla e anche la manovra di centrocampo, dove si è faticato molto pur senza mai mollare. Occasioni per rompere il ghiaccio? Pochine, se non la punizione di Vanzan del primo tempo neutralizzata dal portiere, un tiro di Candellori e soprattutto l’opportunità di Cogliati che è arrivato fuori tempo sulla palla invitante. Dall’altra parte, come detto, gli attaccanti ospiti avevano le polveri bagnate e si sono divorati un paio di occasioni nitide. Il resto l’ha fatto Raccichini e… la fortuna. Ovvero il liscio clamoroso di testa di Pollace che sarebbe valso l’1-1. Anche meritato. Ma il calcio è questo, baby.

Franco de Santis

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