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‘Sfrattate’ dall’ex Lavatoio, la rabbia delle associazioni isernine: «Un fulmine a ciel sereno»

'Sfrattate' dall’ex Lavatoio, la rabbia delle associazioni isernine: «Un fulmine a ciel sereno»

Nessun segno premonitore, nessuna interlocuzione, nessuna comunicazione ufficiale. Nulla: la delibera di giunta comunale, di cui Primo Piano Molise ha dato notizia nell’edizione in edicola domenica scorsa, è stata una sorpresa – davvero di Pasqua – affatto gradita per le associazioni e i comitati di cittadini che dal 2013 coabitano lo spazio dei locali dell’ex Lavatoio, in piazza Fratelli Maddelena. E così oggi annunciano azioni, anche legali, contro la decisione assunta dal sindaco e dai suoi assessori che hanno manifestato l’intenzione di ‘sfrattarli’ e destinare quei locali alla realizzazione (ancora da venire e a pochi mesi al voto, che non è solo un dettaglio cronologico) della ‘Casa delle Merlettaie’, in vista della candidatura a patrimonio immateriale Unesco della magnifica arte del tombolo, identificata da sempre con le sapienti mani delle isernine che lo realizzano. La notizia della decisione assunta con delibera il 18 marzo scorso è stata ripresa dalla maggior parte degli organi di informazione online e poi condivisa dai profili social di chi non ci sta a questo ‘scippo’. Ed è Celeste Caranci, in rappresentanza delle associazioni che da sette anni vivono quegli spazi concessi in comodato d’uso per la prima volta dall’amministrazione di centrosinistra guidata dall’ex sindaco Brasiello, che pone alcune questioni sulle quali, di certo, si aprirà il dibattito.
«Uno spazio sociale e culturale – spiega Caranci, mentre si trova proprio all’interno dei locali dell’ex Lavatoio – che il Comune ha tolto improvvisamente alla gestione di varie associazioni che oggi rappresento: uno spazio che è diventato in sette anni punto di riferimento, uno dei pochi fermenti culturali presenti in città in maniera permanente. Siamo colpiti da questa decisione, un fulmine a ciel sereno – incalza ai microfoni di Teleregione -; non ci è stato comunicato nulla e non abbiamo avuto alcuna interlocuzione con l’amministrazione comunale. Siamo inoltre esterrefatti dalle motivazioni addotte: il Comune intende realizzare la ‘Casa delle Merlettaie’ ma si potrebbe convivere tranquillamente all’interno degli spazi dell’ex Lavatoio, così come è stato fino ad ora».
Dal 2013, in quegli spazi riportati alla ‘vita culturale e sociale’ hanno convissuto Arci, Comitato antifascista e antirazzista molisano, Collettivo Studenti Universitari, Emergency (gruppo territoriale di Isernia), le associazione “I Care” e “Tikanè Assiem” alle quali l’amministrazione Brasiello consentì di poterne usufruire perché divenissero zone di dialogo, di aggregazione e coesione sociale, luoghi dove organizzare eventi culturali e momenti di aggregazione interculturale e di promozione della cultura di pace.
«Non ci capisce come Isernia possa ambire ad essere “Capitale della Cultura” quando viene chiuso uno dei pochissimi spazi che fa cultura in maniera continua e soprattutto pluralistica, dando voce e possibilità a tutti di esprimersi» insiste Caranci. «Prenderemo iniziative anche legali per opporci a questa decisione, chiederemo l’adesione dei cittadini che hanno a cuore questi temi e che hanno frequentato questi spazi in maniera indistinta e pluralistica».
Tranchant il commento (social) della docente isernina, nonché poetessa, Marilena Ferrante. Che rimarca il concetto: « Che dire … Isernia capitale della cultura dove non c’è un luogo dove sperimentare forme di aggregazione culturale e sociale se non quello dell’ex Lavatoio , strappato illegittimamente alle associazioni che operano sul territorio. D’altronde questa legislatura – scrive ancora la Ferrante – ha fatto fuori Isernia dal circuito dei Borghi della Lettura, presenti in tutta Italia, per non aver pagato un irrisorio contributo annuale; è diventata Città che Legge per l’impegno profuso in attività culturali di singoli membri di questa comunità e non ha fatto un bel nulla. Ecco questa è la cura per la cultura. Ed ho detto tutto!».
Sara Ferri, esponente storica della Sinistra molisana, attivista e titolare di una cooperativa di accoglienza, sottolinea (sempre sui social) come si sia trattato di un’«ottima idea quella di togliere, invece che aggiungere, potenziare e far crescere uno spazio che in questi anni è stato di fondamentale importanza e supporto per tante e tanti e che ha promosso cultura, socialità e solidarietà. Obiettivo raggiunto a favore di coloro che predicano amore e difesa per la propria terra, ma la uccidono ogni giorno, con azioni e parole antidemocratiche e divisive».
Gli spazi condivisi dalle associazioni e dai comitati dei cittadini, in questi anni hanno visto nascere incontri culturali, presentazioni di libri, mostre d’arte, proiezioni di film: insomma, quei locali sono diventati un luogo vivo, aperto, inclusivo. Al quale associazioni, comitati e una fetta di isernini non sembra affatto intenzionato a rinunciare.

ls

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