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Ragazza di 30 anni morta al Cardarelli, assolti i quattro medici

Confermata anche in Appello la sentenza di primo grado. I tre chirurghi ed il primario di Rianimazione del Cardarelli hanno agito in maniera corretta, seguendo al meglio tutte le procedure e dunque non ? imputabile al loro operato la morte della 30enne di San Massimo. Ieri l?udienza in via Elena al termine della quale il presidente Paolitto ha assolto i quattro medici – Dino Dall?Olio, assistito da Mario Patrucciani, Massimo Civerra, assistito da Mario Pietrunti, Gabriella Ruzzi, assistita da Gaetano Caterina, e il primario di Rianimazione Romeo Flocco assistito da Giorgio Altieri – dall?accusa di omicidio colposo per non aver commesso il fatto (in primo grado erano stati assolti perch? il fatto non sussiste).
Si conclude cos? una vicenda partita nel 2012 a seguito del decesso di Nicla D?Amico, 30enne di San Massimo. All?epoca dei fatti, a seguito della denuncia da parte dei genitori, nel registro degli indagati finirono 14 persone tra medici e paramedici in servizio all?ospedale del capoluogo. All?udienza preliminare per? erano stati tutti prosciolti tranne i quattro chirurghi rinviati a giudizio. Secondo l?accusa avevano tenuto condotte imprudenti e negligenti causando il decesso della 30enne.
La ragazza mor? dopo un intervento chirurgico per sopravvenute complicazioni respiratorie.
La giovane donna aveva accusato un malore e il medico di famiglia le aveva consigliato il ricovero per gli accertamenti del caso. Nel periodo di permanenza in ospedale era stata sottoposta a terapie mediche e poi dimessa dopo alcune settimane di degenza. Tornata a casa il suo stato di salute, nonostante le cure, non era affatto migliorato. Finch? fu di nuovo ricoverata d?urgenza e sottoposta ad intervento chirurgico. Intervento clinicamente riuscito, ma le sue condizioni si aggravarono fino al trasferimento in Rianimazione e, qualche giorno dopo, al decesso avvenuto il 25 novembre 2012.
I giudici d?Appello hanno dunque rigettato il ricorso presentato dalla procura e dalla parte civile, condannando quest?ultima alla refusione delle spese legali.

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